fonte: http://terrarealtime.blogspot.it/2012/11/le-scoperte-di-nicola-tesla-volutamente.html
Welhaven: Ad occidente della terra d'Helgel un'isola nel mar lucente nuota ma non appena un navigante volge ver lei la prua, s'asconde tra le nubi; e l'occhio invan la cerca: densa nebbia l'avvolge e la rapisce... il cuor soltanto può giungere laggiù verso occidente sopra la bella terra d'avorio.
venerdì 14 marzo 2014
Le scoperte di Nicola Tesla
Già 116 anni fa c’era la visione di un mondo con l’energia pulita e libera o free energy, gratuita da non misurare con un contatore per poi mandare una bolletta da pagare a ogni singolo cittadino. In questa visione era contemplata la libertà dal giogo delle multinazionali, un nuovo modo di vivere in un mondo moderno con l’energia fornita liberamente da Madre Terra.
L’oligarchia economica di allora, sostanzialmente la stessa di adesso, non volle assolutamente rinunciare ai suoi stratosferici profitti che provenivano dall’imporre ad ogni cittadino di pagare una quota per cucinare, illuminare la sua casa, scaldarsi, lavarsi, viaggiare, in definitiva per vivere nel mondo civilizzato.
Per mantenere il suo strapotere non esitò ad impiegare ogni mezzo per screditare, annientare economicamente e moralmente l’uomo che costituiva una reale minaccia per i suoi profitti indiscriminati, anche se quello stesso uomo avrebbe potuto rendere il mondo di allora assai migliore e anche per tutte le generazioni a venire.
Quell’uomo è il genio Nikola Tesla, che brevettò invenzioni che hanno comunque cambiato il mondo e morì solo e in miseria in una stanza di albergo. Molte delle sue invenzioni stanno riemergendo e sono in grado di migliorare ulteriormente la tecnologia del nostro tempo.
Nikola Tesla è stato un fisico, inventore e ingegnere serbo naturalizzato statunitense nel 1891, nato a Smilijan il 10 Luglio del 1856 e morto a New York il 7 Gennaio del 1943.
è conosciuto soprattutto per il suo rivoluzionario lavoro e i suoi numerosi contributi nel campo dell'elettromagnetismo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento.
I suoi brevetti e il suo lavoro teorico formano la base del moderno sistema elettrico a corrente alternata (CA), compresa la distribuzione elettrica polifase e i motori a corrente alternata, con i quali ha contribuito alla nascita della seconda rivoluzione industriale.
Negli Stati Uniti Tesla fu tra gli scienziati e inventori più famosi, anche nella cultura popolare. Dopo la sua dimostrazione di comunicazione senza fili (radio) nel 1893, e dopo essere stato il vincitore della cosiddetta "guerra delle correnti" insieme a George Westinghouse contro Thomas Alva Edison, fu riconosciuto come uno dei più grandi ingegneri elettrici statunitensi. Molti dei suoi primi studi si rivelarono anticipatori della moderna ingegneria elettrica e diverse sue invenzioni rappresentarono importanti innovazioni.
Le scoperte di Tesla furono realmente rivoluzionarie per l’epoca e incredibilmente moderne. Alcune di esse avrebbero, se realizzate, cambiato completamente il volto del mondo garantendo energia pulita e gratuitamente a tutta l’umanità già oltre un secolo fa, risolvendo molti dei problemi ambientali e di accesso alle risorse a cui assistiamo oggi.
In che modo? Sfruttando l’etere come fonte e veicolo di energia.
Significativo l’episodio descritto dall’articolo tratto dal numero di Maggio-Giugno di Nexus Gold del 2005 firmato da Igor Spajic.
La città di Buffalo, nel nord dello stato di New York negli USA, fu silenziosa testimone di un fatto straordinario nel corso di una settimana durante l'estate del 1931. Nonostante la depressione economica avesse compromesso la produzione e i commerci, la città nondimeno rimaneva una fucina di attività. Un giorno, tra le migliaia di veicoli che ne percorrevano le vie, una lussuosa automobile si fermò accanto, al marciapiede presso il semaforo di un incrocio. Un passante notò come si trattasse di una berlina Pierce-Arrow ultimo modello, coi fari che s'integravano con grazia nei parafanghi nel tipico stile di questa marca. Quello che caratterizzava l'auto in quella fredda giornata estiva era l'assoluta assenza di emissione di vapore o fumi dal tubo di scarico. Il passante si avvicinò al guidatore e attraverso il finestrino aperto commentò l'assenza di fumi dallo scarico. Il guidatore ringraziò il passante per i complimenti sottolineando che era così perché l'automobile "non aveva motore".
Questa dichiarazione non è stravagante o maliziosa come potrebbe sembrare. C'era una certa verità in essa. Infatti, la Pierce-Arrow non aveva un motore a combustione interna; aveva invece un motore elettrico. Se l'autista si fosse preoccupato di completare la sua spiegazione al passante, avrebbe potuto dirgli che il motore elettrico non era alimentato da batterie – ma da nessun tipo di "carburante"!!!
L'autista era Petar Savo, e nonostante stesse guidando quell'auto non era il responsabile delle sue incredibili caratteristiche. Queste erano il lavoro dell'unico passeggero, un uomo che Petar Savo conosceva come uno "zio": non altri che il genio dell'elettricità Nikola Tesla.
Negli anni '90 del 19' secolo Nikola Tesla aveva rivoluzionato il mondo con le sue invenzioni per sfruttare l'elettricità, dandoci il motore elettrico a induzione, la corrente alternata (AC), la radiotelegrafia, il radiocomando a distanza, le lampade a fluorescenza ed altre meraviglie scientifiche. In realtà fu la corrente alternata polifase di Tesla e non la corrente continua di Thomas Edison ad inaugurare la moderna epoca tecnologica.
Tesla non rimase a dormire sugli allori ma continuò a fare scoperte fondamentali nei campi dell'energia e della materia. Scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan e fu il primo a sviluppare i raggi-X, il tubo a raggi catodici e altri tipi di valvole.
Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che l'energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra ed anche attorno ad essa in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all'altezza di circa 80 chilometri. Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. Il sistema di distribuzione dell'energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l'appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell'energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema.
Torneremo più avanti su questo aspetto.
Lo sviluppo di una simile tecnologia rappresentava una minaccia troppo grande per gli enormi interessi di chi produce, distribuisce e vende l'energia elettrica. La scoperta di Tesla finì con la sospensione dell'appoggio finanziario alle sue ricerche, l'ostracismo da parte della scienza ufficiale e la graduale rimozione del suo nome dai libri di storia. Dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, Tesla nel 1917 era virtualmente un "signor nessuno",, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine. Nei suoi incontri annuali con la stampa in occasione del suo compleanno, una figura sottile nel cappotto aperto di stile anteguerra avrebbe annunciato ai giornalisti le scoperte e gli sviluppi delle sue idee. Era un triste miscuglio di ego e genio frustrato.
Nel 1931, Nikola Tesla compì 75 anni. In una rara dimostrazione di omaggio da parte dei media, la rivista Time gli dedicò la copertina e un profilo biografico. L'anziano ingegnere e scienziato appariva emaciato anche se non sofferente, i suoi capelli ancora di un nero lucido e lo stesso sguardo lontano nei suoi occhi di sognatore.
Durante l'estate del 1931, Tesla invitò Savo a Buffalo, nello stato di New York, per mostrargli e collaudare un nuovo tipo di automobile che aveva sviluppato di tasca sua. Casualmente, Buffalo è vicina alle cascate del Niagara - dove era entrata in funzione nel 1895 la stazione idroelettrica a corrente alternata di Tesla che lo aveva innalzato al culmine della stima da parte della scienza ortodossa. La Westinghouse Electric e la Pierce-Arrow avevano preparato questa automobile elettrica sperimentale seguendo le indicazioni di Tesla. (George Westinghouse aveva acquistato da Tesla i brevetti sulla corrente alternata per 15 milioni di dollari all'inizio del 20' secolo.)
La Pierce-Arrow adesso era posseduta e finanziata dalla Studebacker Corporation, e utilizzò questo solido appoggio finanziario per lanciare una serie di innovazioni. Tra il 1928 e il 1933 l 'azienda automobilistica presentò nuovi modelli con motori ad 8 cilindri in linea e 12 cilindri a V, i futuristici prototipi Silver Arrows, nuovi stili e miglioramenti di tecnica ingegneristica. La clientela reagì positivamente e le vendite della Pierce-Arrow aumentarono la quota aziendale nel mercato delle auto di lusso, nonostante nel 1930 quest'ultimo fosse in diminuzione. In una situazione così positiva, progetti "puramente teorici" come l'auto elettrica di Tesla erano all'interno di questa sfera concettuale. Nella tradizionale mistura di arroganza e ingenuità dell'azienda, niente sembrava impossibile.
Così, per le sperimentazioni era stata selezionata una Pierce-Arrow Eight del 1931, proveniente dall'area di collaudo dell'azienda a Buffalo, nello stato di New York. Il suo motore a combustione interna era stato rimosso, lasciando intatti la frizione, il cambio e la trasmissione verso l'asse posteriore. La normale batteria da 12 volt rimase al suo posto, ma alla trasmissione era stato accoppiato un motore elettrico da 80 cavalli.
Tradizionalmente, le auto elettriche montavano motori a corrente continua alimentati da batterie, dato che quella continua è il solo tipo di corrente che le batterie possono fornire. Si sarebbe potuto utilizzare un convertitore corrente continua/corrente alternata, ma a quei tempi tali dispositivi erano troppo ingombranti per essere montati su un'automobile.
Il crepuscolo delle auto elettriche era già passato da tempo, ma questa Pierce-Arrow non venne dotata di un semplice motore a corrente continua. Si trattava di un motore elettrico a corrente alternata progettato per raggiungere 1.800 giri al minuto. Il motore era lungo 102 centimetri con un diametro di 76, senza spazzole e raffreddato ad aria per mezzo di una ventola frontale, e presentava due terminali di alimentazione indirizzati sotto il cruscotto ma lasciati senza collegamento. Tesla non disse chi costruì il motore elettrico, ma si ritiene che fu una divisione della Westinghouse. Sul retro dell'automobile era stata fissata un'antenna di 1,83 metri .
Petar Savo raggiunse il suo famoso parente, come quest'ultimo gli aveva chiesto, e a New York salirono assieme su un treno diretto verso il nord dello stato omonimo. Durante il viaggio l'inventore non commentò la natura dell'esperimento.
Arrivati a Buffalo, si recarono presso un piccolo garage dove trovarono la nuova Pierce-Arrow. Il Dr. Tesla sollevò il cofano e fece qualche regolazione sul motore elettrico a corrente alternata sistemato al suo interno. In seguito si recarono a predisporre gli strumenti di Tesla. Nella camera di un hotel delle vicinanze il genio dell'elettricità si mise a montare il suo dispositivo. In una valigia a forma di cassetta si era portato dietro 12 valvole termoioniche.
Savo descrisse le valvole “di costruzione curiosa", sebbene in seguito almeno tre di esse siano state identificate come valvole rettificatrici 70L7-GT. Furono inserite in un dispositivo contenuto in una scatola lunga 61 centimetri , larga 30,5 e alta 15. Non era più grande di un ricevitore radio ad onde corte. Al suo interno era predisposto tutto il circuito elettronico comprese le 12 valvole, i cablaggi e le resistenze. Due terminali da 6 millimetri di diametro e della lunghezza di 7,6 centimetri sembravano essere le connessioni per quelli del motore.
Ritornati all'auto del l'esperimento, misero il contenitore in una posizione predisposta sotto il cruscotto dalla parte del passeggero. Tesla inserì i due collegamenti controllando un voltmetro.
"Ora abbiamo l'energia", dichiarò, porgendo la chiave d'accensione a suo nipote. Sul cruscotto vi erano ulteriori strumenti che visualizzavano valori che Tesla non spiegò.
Dietro richiesta dello zio, Savo mise in moto. “Il motore è partito", disse Tesla. Savo non sentiva alcun rumore. Nonostante ciò, coi pioniere dell'elettricità sul sedile del passeggero, Savo selezionò una marcia, premette sull'acceleratore e portò fuori l'automobile.
Quel giorno Petar Savo guidò questo veicolo senza combustibile per lungo tempo, per circa 80 chilometri attorno a Buffalo, avanti e indietro nella campagna. Con un tachimetro calibrato a 190 chilometri orari a fondo scala, la Pierce-Arrow venne spinta fino a 145 km/h, e sempre con lo stesso livello di silenziosità del motore.
Mentre percorrevano la campagna Tesla diventava sempre più disteso e fiducioso sulla sua invenzione; cominciò così a confidare a suo nipote alcuni suoi segreti. Quel dispositivo poteva alimentare le richieste di energia del veicolo per sempre, ma poteva addirittura soddisfare il fabbisogno energetico di un'abitazione - e con energia in avanzo.
Pur se riluttante, inizialmente, a spiegarne i principi di funzionamento, Tesla dichiarò che il suo dispositivo era semplicemente un ricevitore per una "misteriosa radiazione, che proviene dall'etere" la quale "era disponibile in quantità illimitata".
Riflettendo, mormorò che "il genere umano dovrebbe essere molto grato per la sua presenza". Nel corso dei successivi otto giorni Tesla e Savo provarono la Pierce-Arrow in percorsi urbani ed extraurbani, dalle velocità estremamente lente ai 150 chilometri all'ora. Le prestazioni erano analoghe a quelle di qualunque potente automobile pluricilindrica dell'epoca, compresa la stessa Pierce Eight col motore da 6.000 cc di cilindrata e 125 cavalli di potenza.
Tesla raccontò a Savo che presto il ricevitore di energia sarebbe stato utilizzato per la propulsione di treni, natanti, velivoli e automobili.
Alla fine della sperimentazione, l'inventore e il suo autista consegnarono l'automobile in un luogo segreto, concordato in precedenza - il vecchio granaio di una fattoria a circa 30 chilometri da Buffalo. Lasciarono l'auto sul posto, ma Tesla si portò dietro il suo dispositivo ricevitore e la chiave d'accensione.
Questo romanzesco aspetto dell'affare continuò. Petar Savo raccolse delle indiscrezioni secondo le quali una segretaria aveva parlato delle prove segrete ed era stata licenziata. Ciò spiegherebbe un impreciso resoconto sulle sperimentazioni che apparve su diversi quotidiani.
Quando chiesero a Tesla da dove arrivasse l'energia, data l'evidente assenza di batterie, egli rispose riluttante: "Dall'etere tutto attorno a noi".
Alcuni suggerirono che Tesla fosse pazzo e in qualche modo collegato a forze sinistre e occulte. Tesla fu incensato. Rientrò assieme alla sua scatola misteriosa al suo laboratorio di New York. Terminò così la breve esperienza di Tesla nel mondo dell'automobile.
Questo incidente dell'infrazione nella sicurezza può essere apocrifo, dato che Tesla non disdegnava di utilizzare la pubblicità per promuovere le sue idee ed invenzioni, sebbene quando questi dispositivi mettevano in pericolo lo status quo dell'industria egli aveva ogni buona ragione per essere circospetto nei suoi rapporti.
L’energia dell’etere a cui si riferiva Tesla è una forma di energia che i nostri antenati sembravano già conoscere; possiamo trovarne delle descrizioni simili collegate alla spiritualità e all’essere umano nei testi vedici sanscriti di migliaia di anni fa. Le intuizioni dello scienziato Nikola Tesla erano decisamente avanzate rispetto al tempo in cui visse. Le sue invenzioni ed i suoi studi non furono sempre incompresi (o ignorati) perché troppo al di là della media conoscenza delle leggi e dei fenomeni fisici. A distanza di anni, si vedono i risultati del suo lavoro.
Chi studia Tesla, ammette che riuscì a comprendere nozioni che attualmente si iniziano solo ad intuire. Ciò che lui realizzò era il frutto di studi avanzati, tant'è che fu appena compreso dai suoi collaboratori. Forse, per le sue ricerche tanto rivoluzionarie da richiedere un approccio diverso alla fisica, ebbe la necessità di assimilare dalle discipline orientali un nuovo modo di spiegare e comprendere la realtà della natura. Tesla, certamente per questa motivazione, incluse l'antica terminologia sanscrita nelle sue descrizioni dei fenomeni naturali. Fin dal 1891 delineò l'Universo come un sistema cinetico riempito di energia imbrigliabile in ogni luogo.
I suoi concetti durante gli anni successivi furono enormemente influenzati dagli insegnamenti di Swami Vivekananda, il primo di una serie di Yogi orientali che portarono la filosofia e la religione Vedica in Occidente. Dopo l'incontro con Swami e dopo aver continuato lo studio della visione orientale dei meccanismi che guidano il mondo materiale, Tesla iniziò ad usare le parole sanscrite Akasha e Prana, ed il concetto di etere luminifero (portatore di luce) per descrivere la fonte, esistenza e costituzione della materia. Concetto questo largamente impiegato in passato per spiegare molti fenomeni naturali, ma non si riuscì mai a definire matematicamente l'etere, come tessuto infinito e comune che permea tutto nell'Universo.
Tali concetti propri dei moderni studi fisici sono affrontati nei Veda, una collezione di antichi scritti indiani composti da inni, preghiere, miti, cronache, dissertazioni sulla scienza, la natura ed il mondo reale, risalenti almeno a 5000 anni fa. La natura della materia, dell'antimateria e le concezioni sulla struttura atomica vengono descritte nei testi Vedici, con grande modernità di spiegazioni e dissertazioni. Generalmente tutti i timidi tentativi d'interpretazione della natura in testi di culture del passato peccavano di ingenuità concettuale, cosa assolutamente assente nei Veda, scritti in Sanscrito, la cui origine non è stata ancora capita totalmente.
Studi condotti da linguisti occidentali suggeriscono che tale idioma sia nato sull'Himalaya e nel sud dell'India da migrazioni della cultura Indo-Ariana. Paramahansa Yogananda ed altri storici, comunque, dissentono, ritenendo non ci siano sufficienti prove in India per sostenere tale tesi. Ci sono parole in Sanscrito che descrivono concetti totalmente sconosciuti agli occidentali e singoli vocaboli richiederebbero interi paragrafi per la traduzione in una lingua occidentale. Tesla, dunque, utilizzava i termini vedici per cercare una chiave esplicativa delle sue idee sull'elettromagnetismo e la natura dell'Universo.
Ma dove apprese i concetti Vedici e la terminologia Sanscrita? Molti sostengono attraverso la sua collaborazione con Swami Vivekananda. Nato a Calcutta, in India nel 1863, Vivekananda fu ispirato dal suo maestro, Ramakrishna, a mostrare all'uomo ogni manifestazione visibile del Divino. Nel 1893 intraprese un viaggio in Occidente, atteso dal Parliament of Religions tenuto a Chicago.
Durante i tre anni nei quali girò gli Stati Uniti e l'Europa incontrò molti dei più conosciuti scienziati del tempo, inclusi Lord Kelvin e Tesla, il quale, specializzato nel campo dell'elettricità,rimase molto impressionato nell'ascoltare da Swami la sua spiegazione della cosmogonia Samkhya e la teoria dei cicli dati da Hindus. In particolare per la somiglianza fra la teoria di Samkhya sulla materia e l'energia e quella della moderna conoscenza scientifica. Fu ad un party in casa dell'attrice Sarah Bernhardt che avvenne il primo incontro fra Tesla e Vivekananda.
In effetti, in una lettera ad un suo amico, datata 13 Febbraio 1896, il maestro annotò quanto segue: "… Mr. Tesla è rimasto catturato sentendo parlare del Vedico Prana, Akasha e il Kalpas, ed in accordo con lui sono convinto che siano le uniche teorie che la scienza moderna potrebbe appoggiare… Mr. Tesla pensa poi di poter dimostrare matematicamente che la forza e la materia siano riducibili ad energia potenziale. La prossima settimana gli farò visita per vedere questa dimostrazione matematica".
Vivekananda sperava che Tesla riuscisse a dimostrare che ciò che noi chiamiamo materia non è altro che energia potenziale, in quanto questo avrebbe riconciliato gli insegnamenti dei Veda con la scienza moderna. Swami arrivò alla conclusione che "in questo caso, la cosmologia Vedica sarebbe basata su sicuri fondamenti scientifici".
Ricostruire la teoria dell'Energia cosmica di Tesla è spesso difficile. I suoi documenti così come i suoi progetti sono stati rubati e ben nascosti, per poi divenire "riservati per motivi di sicurezza nazionale", mentre i suoi 700 brevetti, al cui interno troviamo sporadicamente dei riferimenti, sono stati resi introvabili, come se si fossero dissolti nel vuoto, o nel forzieri delle società degli Illuminati.
In occasione del suo 79° compleanno, nel 1938, cinque anni prima della sua morte, annunciò la più grandi scoperte della sua vita e disse che presto le avrebbe donato a tutto il mondo, non appena avesse completato lo sviluppo degli aspetti più segreti. Tesla si riferiva alla Teoria Dinamica della Gravità e all'Energia del Cosmo, che era poi la scoperta di una Verità fisica nuova, non c'è energia se non quella che riceviamo dall'ambiente.
Nella sua breve introduzione alla teoria Tesla precisò che si riferiva a molecole ed atomi così come ai più grandi corpi stellari, "... a tutti i corpi presenti nell'universo in ogni fase della loro esistenza dalla formazione all'ultima disintegrazione". La teoria della relatività spesso si riferisce ad "energia pura" in qualche "forma", ma in realtà l' energia è un "potenziale" astratto che è sempre nel futuro. Come si può distinguere le forze dell'universo in ciò che è puro o ciò che ha una forma?!
Nei suoi scritti troviamo spesso espressioni poetiche, dall'enfasi di un vero visionario, come quella che descrive la terra come la "stella della nascita umana", e che usando il "fulmine di Giove", ( dio del cielo Indoeuropeo ) l'uomo "annichilisce il tempo e lo spazio", alludendo one all'uso dell'elettro-propulsione ("fulmini"), per viaggiare velocemente e annullare tempo e spazio . Tesla dunque ha delineato la sua Teoria Dinamica della Gravità in una prosa onirica, di straordinaria bellezza.
"L'etere è portatore di luce e riempie ogni spazio, l'etere agisce come forza creativa che dà la vita. Viaggia in "turbini infinitesimi" ("micro eliche") prossime alla velocità della luce, divenendo materia misurabile. La sua forza diminuisce e arriva a terminare del tutto, regredendo in materia, secondo una specie di processo di decadimento atomico. Gli uomini possono dunque imbrigliare questi processi di passaggio dall'energia alla materia, e dunque può catturare materia dall'etere, alterare la grandezza della Terra, controllare le stagioni, guidare la rotta della terra attraverso l'Universo, come una navicella spaziale, e poi causare collisioni di pianeti per produrre nuovi soli e stelle e dunque, calore e luce. L'uomo può originare e sviluppare la vita infinitamente."
Tesla si riferiva ad un' energia illimitata, catturata dall'ambiente che ci circonda, e la sua scoperta viene da un'altra ben più grande, quale la possibilità di convertire l'energia ad una forza più forte - mediante l'elettropulsione, che viene usata per controllare la forza di gravità più debole.
Ma cos'è l'etere di Tesla?
Non era né etere "solido" di Maxwell e Hertz, né quello gassoso di Lorentz. L'etere di Tesla consiste in "cariche immerse in un fluido isolante" che riempie ogni spazio. Le sue proprietà variarono a seconda del suo movimento relativo e dalla presenza di massa e di un ambiente elettrico o magnetico: l'etere di Tesla veniva irrigidito variando rapidamente forze elettrostatiche, e viene coinvolto così in effetti gravitazionali. "La terra è - come ha spiegato Tesla, una palla di metallo caricata che si muove attraverso spazio" e che crea un'enorme quantità di energia variando rapidamente forze elettrostatiche, che diminuiscono di intensità". Lui illustra come i moti meccanici sono prodotti da una forza elettrostatica diversa che agisce attraverso un mezzo gassoso, che è eccitata dai cambi rapidi di potenziale elettrostatico. Se si presume che enormi stress elettrostatici agiscano, attraverso questo mezzo, variando rapidamente di intensità, si potrebbe muovere un corpo attraverso di lui.
L'etere è normalmente neutrale elettricamente, e penetra ogni materia solida. "L'energia" non esiste in forma fisica, ma è "il potenziale di lavoro" è "tempo" che è una misurazione arbitraria della percentuale di moto della materia che attraversa lo spazio pieno di etere. Tutti gli eventi accadono nel presente, ed il "passato" e "futuro" sono soltanto metafore.
Questa energia gratis che è illimitata è universalmente lavoro potenziale, creato dal moto perpetuo della materia e dal cambio perpetuo di forze più forti e più deboli attraverso le quale viene mantenuto l'equilibrio dell'universo. Quando la materia solida viaggia attraverso lo spazio, subisce il "vento dell'etere" e le differenze in potenziali elettrici provocano dei cambiamenti nel dislocamento elettromagnetico all'interno della massa ed del vento dell'etere. Il campo elettrico della terra crea il dislocamento magnetico all'interno dell'etere e lo accumula all'interno del campo elettrico di terra. La differenza tra il dislocamento magnetico all'interno di una massa ed il dislocamento magnetico fuori della massa dell'etere è la "gravità".
Il Governo Segreto ha finora controllato la tecnologia di elettropulsione per difendere gli interessi dei monopolisti internazionali. Le navi ad elettropulsione sono nascosti attraverso "effetti speciali", e la disseminazione di false origini "aliene", attraverso i gruppi di "UFOlogia" condotti da agenti segreti del governo. L'accesso alla verità consentirà la creazione della free energy che ci porterà alla conquista dell'indipendenza e alla sopravvivenza, e nonostante la confusione delle grandi bugie, e l'abuso giudiziale e socio-economico dallo stato sociale, noi possiamo riportare alla luce la scienza e la tecnologia vera.
Ed è per lo stesso motivo che non verrà mai rivelato al mondo il segreto contenuto nella grande piramide, ovvero la torre djed (o zed) che altro non è se non una antichissima “Torre di Tesla”, ovvero quello strumento in grado di ricevere e inviare informazioni e potenza senza fili comunicanti propagando in tutto il pianeta l’energia così ricavata. Sostanzialmente la centrale energetica di tutto l’impero di Atlantide.
Da sinistra a destra: posizione dello zed all’interno della grande piramide, rappresentazione pittorica della torre zed (torre di Tesla), torre/bobina di Tesla che fornisce energia alla “Lampada di Dendera”
Anche Tesla cercò di costruire un simile apparecchio: La Wardenclyffe Tower (1901-1917), anche conosciuta come la Torre di Tesla, era una delle prime torri aeree senza fili intesa a dimostrare l’abilità di ricevere e inviare informazioni e potenza senza fili comunicanti. L’apparato del nucleo non fu mai completamente operativo e non fu completato a causa di problemi economici.
La torre fu chiamata così dopo che fu acquistata da James S. Warden, un avvocato e banchiere dell’ovest che comprò possedimenti in Shoreham, Long Island, circa 60 miglia da Manhattan. Qui costruì una comunità di ritrovo conosciuta come Wardenclyffe-On-Sound. Warden credeva che con la messa in funzione del sistema mondiale di Tesla sarebbe nata nell’area una “città della radio”, e offrì a Tesla 200 acri (81 ettari) di terra vicino alla ferrovia su cui costruire la torre per telecomunicazioni senza fili e le attrezzature del laboratorio.
L'edificio di mattoni di 94 per 94 piedi fu progettato dall'architetto Sanford White. La torre fu completata nel 1904 ma il trasmettitore non fu mai completamente finito a causa di problemi economici.
Mentre lavorava per sviluppare una spiegazione per i due effetti osservati, menzionati sopra, Tesla comprese che l’energia elettrica poteva essere inviata fuori nello spazio e poteva essere scoperta da uno strumento ricevente nella vicinanza generale della fonte, senza il bisogno di alcun filo comunicante. Lui sviluppò due teorie riferite a queste osservazioni, in base alle quali:
1. Usando due fonti di primo tipo, posizionate in punti distanti della superficie della terra, è possibile incitare un flusso di corrente elettrica tra loro.
2. Incorporando una porzione della terra, come parte di un potente oscillatore di secondo tipo, il disturbo può essere impresso sulla terra e può essere rilevato "a grande distanza o anche su tutta la superficie del globo.”
Tesla suppose, inoltre, che la Terra è un corpo carico vagante nello spazio.
Grande importanza avrebbe, prima di tutto, stabilire cosa è la capacità della terra? e che carica contiene, se è elettrificata? Sebbene noi non abbiamo nessuna evidenza positiva di un corpo carico che esista nello spazio, senza altri corpi di carica opposta che sono vicini, esiste la probabilità che la terra sia un tale corpo, per quale che fu il processo di separazione da altri corpi - e questa è la visione accettata della sua origine - ha dovuto trattenere una carica, come accade in tutti i processi di separazione meccanica.
Tesla era familiare con dimostrazioni che comprendevano la carica di bottiglia di Leida e sfere di metallo isolate con macchine di influenza elettrostatiche. Portando questi elementi molto vicini e facendoli toccare direttamente, per poi separarli, la carica può essere manipolata. Lui aveva certamente questo in mente, nella creazione della sua immagine mentale, non potendo sapere che il modello dell'origine della Terra era impreciso. Il modello, al momento, accettato di origine planetaria è quello dell'accrescimento e collisione.
«Se fosse un corpo carico isolato nello spazio, la sua capacità dovrebbe essere estremamente piccola, meno di un millesimo di farad.»
Noi, ora, sappiamo che la terra è un corpo carico, in seguito a processi -almeno in parte- relativi all'interazione tra il fascio continuo di particelle cariche chiamate vento solare, che fuoriesce dal centro del nostro sistema solare e la magnetosfera della Terra. E noi sappiamo anche che la stima della capacità di Tesla era corretta: la capacità della Terra è di circa 710 μF.
"Ma gli strati superiori dell'aria sono conducenti e così, forse, lo è il mezzo nello spazio libero oltre l'atmosfera e possono contenere una carica opposta. Così la capacità dovrebbe essere incomparabilmente più grande."
Noi sappiamo, ora, che uno degli strati superiori dell'atmosfera della Terra, la ionosfera è conducente.
"In ogni caso è della più grande importanza avere un'idea di quanta elettricità la Terra contenga."
Un'altra cosa, di cui noi ora siamo consapevoli è che la Terra possiede una carica negativa esistente in natura riguardo alla regione che conduce dell'atmosfera, che comincia ad un'altezza di circa 50 km. La differenza potenziale tra la terra e questa regione è sull'ordine di 400 000 volt. Vicino alla superficie della terra c'è una campo elettrico diretto decrescente ed onnipresente di circa 100 V/m. Tesla si riferì a questa carica come il "niveau elettrico" o livello elettrico.
"è difficile dire se noi mai acquisiremo questa conoscenza necessaria, ma c'è da sperare di sì, ed ovvero, per mezzo della risonanza elettrica. Se mai noi possiamo accertare a che periodo la carica della terra, quando disturbata, oscilla rispetto ad un sistema oppostamente elettrificato o circuito noto, noi certamente conosceremo un fatto della più grande importanza, per il benessere dell'umanità. Io propongo di cercare il periodo, per mezzo di un oscillatore elettrico o una fonte di corrente elettrica alternata..."
Più di diecimila anni fa i nostri antichi padri, durante l’età dell’oro erano già in possesso delle conoscenze necessarie per farlo…
Il perché oggi non si sia arrivati ad usare sistemi che "sfruttino" le free energy può essere inquadrato in due modi: uno scientifico-accademico e l'altro economico. Il primo tirerebbe in ballo innumerevoli principi fisici (in testa quello di conservazione dell'energia) che "matematicamente" escluderebbero la possibilità dell'esistenza di fonti di energia infinite e utilizzabili. Il secondo, vedrebbe entrare in campo un principio, forse non scritto, che vale nell'Economia: un prodotto, o un servizio, è sfruttabile quando è monopolizzabile ed esauribile.
In altre parole, se esiste un prodotto, o un servizio, che non fa guadagnare nessuno non potrà mai essere messo a disposizione di qualsiasi utente. A monte di tutto: "Qualcuno deve guadagnare". Le energie libere, quindi, per definizione non sarebbero commercializzabili: nessuno potrebbe vendere energia prodotta gratis o infinita poiché ognuno sarebbe indipendente e non avrebbe necessità di soggiacere alle leggi dell'economia mondiale.
Se Tesla (o chi ne ha carpito e sfruttato le scoperte) avesse individuato il modo di generare infinita energia, per le motivazioni appena descritte, è normale che oggi non se ne sappia nulla e che ufficialmente non se ne parli. Lo stato attuale dell'economia è fondato proprio sulla necessità di un monopolizzatore che guadagna e un utente finale che spenda. La banalità di questo concetto è tale che purtroppo tutti ne sono consapevoli e ne intuiscono le probabili conseguenze.
Le free energies annienterebbero i vari monopoli, non essendo più indispensabili lo sfruttamento delle fonti di energia naturali né il denaro utile al loro possesso da parte di pochi. Purtroppo per gli "scienziati ufficiali", il concetto delle free energies, e il conseguente eventuale loro impiego, non è assolutamente in contrasto con alcuna legge fisica. Forse non a caso Tesla non accettava completamente le teorie di Einstein: la Relatività, non esclude la possibilità di energia infinita praticamente gratis, ma la rende inutilizzabile poiché incontrollabile (la nota equazione E=mc2 di fatto conduce a conclusioni del genere).
Tesla forse intuì, grazie allo studio delle concezioni scientifiche Vediche, che l'energia libera è uno stato della materia, piuttosto che un risultato di una sua manipolazione. Compatibilmente con Einstein, comunque, era sicuro che la materia fosse energia. Qual è allora la differenza fra il modo di vedere la natura in Occidente e quello in Oriente?
I Veda contengono tutte quelle concezioni e quel vasto corredo di termini scientifico-filosofici che Tesla studiò e con i quali descrisse la natura così come lui la vedeva, realizzando i progetti tecnologici che da ciò scaturirono. Inoltre contengono le cronache e le descrizioni di eventi storici avvenuti più di 5000 anni fa in India e personaggi e mezzi che vi presero parte. I velivoli descritti in battaglie e scontri epocali sono i Vimana, macchine volanti con una tecnologia avanzatissima per l'epoca storica a noi nota e rivoluzionaria per la nostra civiltà, in quanto messaggio cifrato di conoscenze tramandate da millenni.
La commistione percepibile nei testi Vedici fra filosofia e scienza, mondo spirituale e mondo fisico, con termini (fra i quali quelli acquisiti da Tesla) comuni all'uno o all'altro campo, fa intuire che vi fosse una mentalità all'epoca degli eventi descritti (non più considerabili, a questo punto, come mitici) completamente diversa e in sintonia con la Natura. Ne è esempio il concetto orientale dei Chakra (vortici di energia) sul corpo umano, portali energetici (amplificatori) fisici e psichici, del tutto simili alle descrizioni dei sistemi di propulsione adottati dai Vimana.
Disegno di Shakuna Vimana
Vortici di materia (mercurio) incendiati con il fuoco (energia), che genererebbero una sorta di lenti amplificatrici di energia, in grado di far sostentare nell'aria questi ordigni, fanno intuire, come allora in India non vi fossero differenze fra mondo spirituale e fisico. Se guardiamo, invece, alla storia dell'Occidente, tale dicotomia è presente da sempre. Che Tesla avesse trovato nei termini Vedici totale correttezza descrittiva delle sue teorie, fa capire che avesse immaginato ciò che, oggi, predicano i fautori della free energy. Il mondo materiale e spirituale sottostanno ad uguali leggi che governano anche il microcosmo ed il macrocosmo.
Questi sistemi di propulsione del tutto innovativi potrebbero essere stati applicati nell’ambito della ricerca e progettazione aeronautica nazista, proseguita dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti. In questi ultimi anni vi è un'espandersi del fenomeno ufologico, da una parte all'altra del globo, che non pare abbia precedenti statistici. E' pur vero che l'aumento degli avvistamenti è oggi più evidente grazie (o a causa) dalla rete web, che mette in grande risalto filmati (veri o fasulli), da siti, blog e forum nati ad hoc, ma tutto questo induce comunque ad una constatazione in relazione agli UFO: non conosciamo tutta la verità.
Una verità che potrebbe essere taciuta soprattutto dal settore della ricerca e tecnologia militare, all'interno della quale potrebbe essere finalmente spiegata l'origine degli oggetti volanti non identificati. Per l'appunto, si ipotizza la disponibilità da parte dei militari di una tecnologia segreta, tutta terrestre, con la quale si è riusciti a costruire velivoli le cui fattezze sono del tutto simili agli oggetti che da decenni volerebbero sulle nostre teste.
Tesla scrisse: "come affermato in una precedente occasione, quando fui studente all’Università, io concepii una macchina volante, abbastanza diversa da quelle presenti. Il principio sottostante era solido, ma non poté essere messo in pratica perché volli un movente primario di sufficientemente grande attività. Negli anni recenti, ho risolto questo problema e sto ora pianificando una macchina aerea “priva di piani di sostentamento, alettoni, propellenti ed altri attacchi esterni, che saranno capaci di immense velocità e saranno molto probabilmente in grado di fornire potenti argomenti per la pace nel prossimo futuro."
Nikola Tesla scrisse questo ad un manager della Westinghouse Electric Company nel 1912. "Non dovrete sorprendervi affatto se un giorno mi vedrete volare da New York a Colorado Springs in un apparecchio che somiglierà ad un fornello a gas e peserà tanto uguale e, se necessario, sarà in grado di entrare e partire attraverso una finestra". In realtà, il “fornello volante” di Tesla usava un sistema di elettropropulsione, che doveva essere alimentato da alimentatori esterni e dal sistema wireless di trasmissione dell'energia o con un generatore di potenza interno al mezzo.
In un articolo del 1911 su The Sun Tesla descrive la sua macchina volante: "Il Dr. Nikola Tesla la notte scorsa si poggiò comodamente alla sua poltrona a Waldorf, e parlò con calma di aeromobili senza ali, propellenti o altri meccanismi degli aeroplani ora familiari che si muovevano nello spazio a incredibili velocità, o più lentamente portando pesanti carichi, e in ogni caso sempre con sicurezza, come il più prosaico dei veicoli a ruote".
“L'applicazione di questo principio darà al mondo una macchina volante diversa da qualsiasi cosa sia mai stata esistita in precedenza. Non avrà ali, reattori o strumenti del genere usato fino adesso. Sarà piccola e compatta, straordinariamente veloce e, soprattutto, perfettamente sicura nella più grande tempesta. Può essere costruita di qualsiasi misura e portare qualsiasi peso si desideri”.
Chi abbia familiarità con i principi operativi del cosiddetto "aeroplano convenzionale" comprende che la macchina volante di Nikola Tesla descritta in questi passi del 1911 deve essere un veicolo con "anti-gravità" quindi un vero "disco volante".
Ipotesi di macchina volante immaginata da Tesla
Molto simili per descrizione e funzionamento agli Haunebu disegnati dai nazisti.
Secondo voci mai confermate, le SS E-IV (Entwicklungsstelle 4), le occulte SS del Sole Nero (Schutze Sonne) sotto la guida del Reichsfuhrer SS Hans Kammler, sviluppando i progetti della JFM produssero un motore magnetico che gestiva la gravità come spinta propulsiva. Nel 1939 venne prodotta la RFZ-5 e le prove vennero effettuate nello stabilimento segreto Vril Arado di Brandeburg.
Dallo sviluppo della RFZ sarebbe nato l'Haunebu I, di 24 metri di diametro, con motore Thule Tachyonator il cui prototipo volò ad una velocità di 4.800 Km/h con possibilità di evoluzione fino a 17.000 Km/h.
Per resistere alle incredibili temperature prodotte dalle altissime velocità che tali mezzi permettevano, le SS E-IV fecero sviluppare uno speciale materiale resistente al calore, denominato Victalen.
Il prototipo successivo, l'Haunebu II del diametro di circa 30 metri, poteva volare da 6.000 Km/h fino ai teorici 21.000 Km/h. L'autonomia era sempre limitata a pochi minuti di volo.
L'Haunebu III avrebbe avuto un diametro di 70 metri e una velocità di 7.000 Km/h fino ad una possibilità teorica di 40.000 Km/h.
L'ultima, Haunebu IV del diametro di 120 metri, con autonomia superiore alle 20 ore, in grado addirittura di viaggiare nello spazio, sarebbe rimasta solo un progetto sulla carta.
I nazisti avrebbero voluto utilizzare questi strumenti come armi, per vincere la guerra.
Tesla aveva obiettivi più nobili, fornire all’umanità la possibilità di usufruire di energia pressoché illimitata e soprattutto in forma libera, gratuitamente, così come era durante l’età dell’oro.
Nessuno riuscì nel suo intento. Probabilmente oggi per sapere che fine hanno fatto questi progetti bisognerebbe chiedere ai servizi americani, detentori delle conoscenze tecnologiche raggiunte dai tedeschi in virtù della nota operazione Paperclip.
giovedì 22 agosto 2013
HY BRAZIL
Hy Brazil o Brazil è il nome di un’isola leggendaria che si pensa esistesse nell’Oceano Atlantico. Plinio il vecchio la chiamò insulae purpuraricae e per secoli si ritenne la sua esistenza certa tanto che i geografi la disegnarono sulle loro carte fino al 1853. Generalmente si ritenne che Hy Brazil si trovasse nel mezzo dell’oceano, a centinaia di miglia a ovest dell’Irlanda, anche se non mancò chi ne segnò la posizione a poca distanza dalle Azzorre. Nei miti irlandesi si narra fosse avvolta perennemente nella nebbia, tranne un giorno ogni sette anni. L’etimologia di Hy-Brasil sono sconosciute, ma nella tradizione irlandese, si pensa provenga dal Breasail Uí, “discendenti (clan) di Breasal”, uno dei più antichi clan del nord-est dell’Irlanda. Carte nautiche identificano un’isola chiamata “Bracile”, al largo dell’Irlanda occidentale, nel lontano 1325, in una mappa di Angelino Dulcert. In seguito appare come Insula de Brasil nella mappa veneziana di Andrea Bianco (1436), come una delle isole più grandi di un arcipelago dell’Atlantico. Questa è stata identificata per un certo periodo con la moderna isola di Terceira nelle Azzorre. Una mappa catalana del 1480 identifica due isole “Illa de Brasil”, una a sud ovest dell’Irlanda e una a sud della “Illa verde” o Groenlandia. Nelle mappe l’isola era indicata come circolare, spesso con un canale centrale o un fiume in direzione est-ovest che attraversava il suo diametro. Nonostante i vari tentativi falliti di ritrovare la misteriosa isola, questa è apparsa regolarmente sulle mappe fino al 1865, anno in cui è stata chiamata Brasil Rock. Si ritiene che la scoperta dell’isola fosse ad opera di Giovanni Caboto in una spedizione partita da Bristol nel 1480. Nonostante la somiglianza nel nome, la nazione sudamericana non ha alcuna relazione con le mitiche isole. Nel 1674 il capitano John Nisbet affermò di aver addirittura visitato l’isola in un viaggio dalla Francia all’Irlanda. Egli dichiarò che l’isola era abitata da grandi conigli neri e un mago che viveva da solo in un castello di pietra. Tornò con oro e argento sostenendo che gli fu donato dagli abitanti. Come risultato, una seconda spedizione all’isola fu capitanata da Alexander Johnson, che confermò al suo ritorno le incredibili storie di Nisbet. Hy-Brasil è stata anche identificata con Porcupine Bank, una secca nell’Oceano Atlantico a circa 200 chilometri ad ovest dell’Irlanda scoperta nel 1862. L’ultimo avvistamento documentato di Hy-Brasil è datato 1872 da Robert O’Flaherty e TJ Westropp. Westropp visitò l’isola in tre occasioni e ne fu così affascinato da aver portato con se la sua famiglia. Sebbene Hy-Brasil appaia in molte mappe antiche, non se ne trova traccia nelle carte moderne. Hy-Brasil è semplicemente scomparsa senza lasciare traccia. Si racconta fosse la sede di una civiltà altamente avanzata guidata da un enclave di sommi sacerdoti. Si raccontano storie di tecnologie avanzate e che le torri della città e le strade fossero ricoperte d’oro. I sacerdoti avevano una conoscenza universale e i cittadini di Hy-Brasil erano intelligenti e ricchi oltre ogni immaginazione. Molti ricercatori ritengono che Hy-Brasil e Atlantide siano lo stesso luogo.
Nel 1980 il sergente Jim Penniston era di stanza presso la base militare Brentwaters. Ci fu un incidente UFO nella zona di Rendlesham Forest ed egli afferma di aver toccato uno di questi velivoli e telepaticamente ricevuto un messaggio in forma di codice binario, che ha scritto in una nota subito dopo l’incidente, dicendo nulla di ciò che era successo per tre decenni. Il programmatore Nick Ciske, assunto da History Channel ha decifrato il codice scoprendo che conteneva le coordinate di navigazione di una zona al largo dell’Irlanda occidentale. Le coordinate sono le stesse che i cartografi antichi usarono per l’isola di Hy-Brasil.
Fonte http://kestorya.wordpress.com/2013/04/09/hy-brazil/
mercoledì 21 novembre 2012
Fine del mondo 2012, la profezia Maya “creata” da un prof di storia dell’arte
Tra conferme e smentite, non è ancora chiaro perché non desti altrettanto interesse la più volte proclamata inattendibilità scientifica della “profezia dei Maya”, secondo la quale il prossimo 21 dicembre ci sarebbe da dire addio a questo mondo. L’ultima “apparizione” della data risale a poco più di una settimana fa, in un testo scoperto nel sito di La Corona in Guatemala, un lungo geroglifico di 1.300 anni fa intagliato sui gradini di una scala. “Un testo che parla dell’antica storia politica dei Maya”, ha commentato Marcello Canuto, direttore del Middle American Research Institute della Tulane University e co-direttore degli scavi a La Corona insieme a Tomás Barrientos della Universidad del Valle de Guatemala. La data ci sarebbe, ma più che un riferimento a una catastrofe riguarderebbe la volontà del sovrano Yuknoom Yich’aak K’ahk’ di Calakmul, a pochi mesi dalla sconfitta ricevuta dal rivale Tikal nel 695 a.C., di scongiurare le paure del popolo rimandando a una data piuttosto lontana la fine del suo regno.
Una precedente – anche se di poco – scoperta del più antico calendario Maya, ad opera degli archeologi della Boston University, ha rinvenuto, nella stanza di un tempio scoperto nel complesso archeologico di Xultun, dipinti che raffigurano figure umane in uniformi nere e cicli lunari e planetari, datati IX secolo dopo Cristo. Sarebbero dunque più antichi dei Codici Maya, risalenti al periodo compreso fra 1300 e 1500. Le annotazioni sulle pareti sembrano rappresentare i vari cicli del calendario Maya: il calendario cerimoniale di 260 giorni; il calendario solare di 365 giorni; il ciclo di 584 giorni del pianeta Venere e il ciclo di 780 giorni di Marte. Anche in questo caso, non vi è prova di una profezia, ma soltanto della fine di un ciclo. Che il 2012 fosse il termine conclusivo di un lungo periodo lo aveva già ribadito a dicembre Sven Gronemeyer de La Trobe University in Australia: la tavoletta ritrovata su un mattone trovato nelle rovine di Comalcalco, vicino Tortuguero, indica la descrizione del ritorno dal cielo della misteriosa divinità Maya della guerra Bolon Yokte. L’era che si chiuderà, secondo le previsioni dei Maya, il prossimo dicembre è quella iniziata 5.125 anni fa con l’avvio dell’Età dell’Oro. Bolon Yokte, infatti, è, tra le tante cose, la divinità del cambiamento: secondo lo studioso tedesco, l’antico sovrano Bahlam Ajaw si era limitato ad indicare il passaggio del dio e l’intenzione di accoglierlo nel tempio di Tortuguero. Per qualche giorno, inoltre, si è diffusa la notizia che la data del 21 dicembre fosse errata e che la fine sarebbe arrivata il 5 giugno scorso (il giorno del transito di Venere, per intenderci, quando il pianeta è transitato davanti al Sole rendendosi visibile dalla terra): ma, essendo arrivati a luglio, si può dire di aver tirato il primo sospiro di sollievo.
“Gran parte della cultura Maya è basata sullo scorrere del tempo e sulla sua ciclicità – spiega Daniele Petrella, dottore di ricerca in Archeologia presso l’Università di Napoli L’Orientale, amministratore della società Archeologia Attiva e direttore della prima missione archeologica italiana in Giappone –: tanto per dirne una, il Tempio di Cuculcàn aveva 365 gradini. Ma la misurazione del tempo di questo popolo non si limitava, come è noto, a un solo calendario. I loro calcoli cronologici, ritrovati in numerosi scritti, sono di difficile traduzione rispetto ai nostri. Schematizzando, possiamo dire che, in base a un complesso calcolo sul lungo computo, ogni 5.125 un ciclo si riazzera e ne parte un altro. Il 21 dicembre 2012 non è altro che uno di questi punti, coincidente solitamente con cambiamenti più o meno evidenti dei sistemi naturali e a cui la cultura occidentale associa una fine catastrofica”. Ma se si tratta solo della fine di uno dei tanti cicli cronologici, come (e perché) è nata l’idea che proprio al termine di questo ciclo ci si dovesse preparare alla fine del mondo? “Nella seconda metà degli anni Ottanta – racconta Vincenzo Reda, scrittore appassionato di archeologia e autore del libro “101 Storie Maya che Dovresti Conoscere Prima della Fine del Mondo” – un professore di storia dell’arte del Minnesota, Joseph Anthony Argüelles (scomparso a marzo dello scorso anno) pubblica un libro, Il fattore Maya: lo studioso era rimasto affascinato dal senso circolare del tempo Maya e ha ritrovato nel 21 dicembre 2012 un significato “apocalittico”. Detto questo, c’è da precisare che il giorno è stato ricostruito tramite una correlazione operata con il nostro calendario (relativo, come tutti gli altri calendari esistenti) e anche se c’è grande accordo sulla data non si può parlare di unanimità”. “In ogni caso – spiega ancora Reda – credo che la difficoltà di sfatare questa presunta profezia sia da attribuire alla nostra cultura e al suo bisogno antico di escatologia e di apocalittico. I Maya avevano l’ossessione del tempo: se noi ad ogni giorno associamo un santo, questo popolo vi associava addirittura un dio che, con un pesante fardello, lo trasportava fino al giorno successivo per consegnarlo a un’altra divinità. In sintesi, ciò che accadrà il 21 dicembre sarà, secondo complessi calcoli matematici e astronomici, la fine di un periodo composto da 13 Baktun, ciascuno dei quali di circa 400 anni”.
Basta avere ancora qualche mese di pazienza, dunque, e molto probabilmente tutta la faccenda si risolverà come il Millennium Bug: in un falso allarme.
fonte> http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/12/fine-del-mondo-2012-la-profezia-maya-creata-da-un-prof-di-storia-dellarte/291865/
mercoledì 8 febbraio 2012
I misteri del lago Vostok dopo trent'anni di scavi
UN MISTERO lungo venti milioni di anni, sepolto sotto i ghiacci del Polo Sud 2. E' quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l'Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell'ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale, che le trivelle russe impegnate nella spedizione hanno finito di perforare oggi, dopo trent'anni di lavori. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre. Non ultima la sparizione del team di scienziati impegnati nei lavori in questi giorni, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte. E la vera avventura comincia adesso, perché fare luce sui misteri del lago, l'ambiente che lo circonda e le sue anomalie potrebbero rappresentare per la scienza un episodio non distante per importanza dalla conquista della Luna negli anni 60.
Misteri e anomalie. L'enorme bacino subglaciale, scoperto negli anni 70, nasconde un tesoro tutto da stimare per quantità e qualità. Di sicuro c'è che l'acqua che contiene è purissima, incontaminata dall'ambiente terrestre, e così è rimasta per venti milioni di anni. L'ecosistema è quindi quello di quell'epoca, con tutto ciò che può comportare per forme di vita vegetali, animali, microbiali. Ma c'è molto di più. Il lago è sovrastato da una cava di ghiaccio, che contiene ossigeno e esercita pressione. A questo si aggiunge la temperatura dell'acqua, che verso la superficie è più fredda, ma che in alcune zone arriva intorno ai 30 gradi. Un posto piacevole per nuotare, se non fosse tremila metri sotto l'Antartide. Il fenomeno viene spiegato con un'ipotesi suggestiva: il bacino che ospita il lago sarebbe in una zona in cui la crosta terrestre è più sottile, da qui l'acqua temperata. E a questo punto si aprono gli scenari più incredibili. Quali forme di vita contiene il lago, che tipo di ambiente è? E comunque la si metta, si tratta di forme di vita da noi oggi considerabili completamente aliene, al mondo di oggi e al nostro ambiente. Tanto che la scienza considera Vostok come un campo di allenamento per comprendere Europa, satellite di Giove dalla composizione ambientale molto simile a questo tesoro chiuso nello scrigno dell'Antartide.
I pericoli del mondo perduto. Il bacino del lago Vostok potrebbe essere un vero e proprio endopianeta, un mondo sconosciuto e autonomo all'interno del pianeta Terra, rimasto a venti milioni di anni fa. Secondo ipotesi non prive di fascino, il ciclo dell'acqua potrebbe essere completo, la conca della caverna ospitare
fenomeni meteo, piogge e temporali e spostamenti d'aria. E forse forme di vita complesse. Sicuramente, ci sono i batteri. Un aspetto che crea più di un problema, perché il nostro mondo e quello dimenticato del lago Vostok potrebbero essere incompatibili. Un agente proveniente dalla Terra potrebbe contaminare e sterminare la biologia del lago in pochi minuti. Così come un agente proveniente dal lago, sconosciuto per il nostro ambiente e potenzialmente pericoloso potrebbe provocare problemi imprevedibili per tutto il pianeta. Per questo nell'opera di scavo, il team russo ha prestato attenzione totale al pericolo di contaminazione biunivoca. L'acqua da analizzare proveniente dal lago sarà prelevata creando un foro attraverso cui la pressione spingerà il liquido in alto. Si attenderà quindi il ricongelamento e poi verranno presi i campioni. Naturalmente il momento del taglio del ghiaccio per praticare il foro è quello più delicato, quello in cui il nostro mondo e i nostri batteri entrano in contatto con un universo misterioso intrappolato da milioni di anni.
Attività magnetica inspiegabile. Ma i misteri di Vostok non sono finiti. Ce n'è un altro, ugualmente importante ma dai contorni ancora meno definibili. Nella zona sud-occidentale del lago, i team di ricerca hanno individuato e verificato per anni la presenza di una fortissima anomalia magnetica, ritenuta di origine inspiegabile, che si estende 105 km per 75. Alcuni ricercatori pensano che anche questo fenomeno sia da attribuirsi all'assottigliamento della crosta terrestre in quel punto. Ma alcuni rilievi effettuati da rilevatori sismici hanno individuato la presenza di un elemento metallico di forma circolare o forse cilindrica che appare dal diametro molto esteso, alla base del lago. L'ipotesi è che possa essere questa non specificata struttura a generare l'alterazione di 1000 nanotesla nel campo magnetico di una zona così estesa. Un elemento che ha aperto scenari da X-Files, che vedono già i sostenitori della presenza di un gigantesco Ufo seppellito di ghiacci, contro chi parla di un elemento meteorico.
Di certo c'è che la forma dell'oggetto misterioso appare particolarmente regolare. Voci non confermate riportano che l'agenzia nazionale per la sicurezza degli Usa (NSA) abbia perimetrato la zona, secretato le comunicazioni sull'area e impedisca l'accesso per chiunque, per "evitare contaminazioni".
Cosa nasconde il lago e in che modi e tempi la scoperta inciderà sul pianeta Terra è tutto da vedere. Vostok è stato appena raggiunto, e i misteri che contiene prima o poi arriveranno in superficie
FONTE: http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/06/news/antartide_i_misteri_del_lago_vostok_raggiunto_dopo_trent_anni_di_scavi-29442183/?ref=HREC2-44
venerdì 11 novembre 2011
Gli Ufo Terrestri: ipotesi di ricerca
Tratto da Area di Confine n° 42 - Marzo 2009 http://www.areadiconfine.it/
“[...] la mia sarà la macchina volante del futuro, più pesante dell’aria pur non essendo un velivolo; [...]Non avrà ali, sarà solida e stabile. La si potrà osservare sul terreno e nessuno capirà mai che si tratta di una macchina volante... sarà in grado di muoversi a piacimento nell’aria in qualsiasi direzione, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, senza temere i vuoti d’aria e le correnti... potrà rimanere assolutamente ferma nell’aria per poi ripartire velocemente [...]”(N. Tesla)
In alcuni precedenti articoli pubblicati su questa rivista si è accennato all’ipotesi che esista una significativa percentuale di avvistamenti Ufo non riferibile ad attività aliene sul nostro pianeta. Tale ipotesi, che potrebbe avere una certa valenza ai fini della ricerca, comporterebbe un riesame approfondito della casistica e la creazione di nuovi archivi creati in base all’origine degli oggetti avvistati. Sinteticamente, senza tenere conto dei numerosi falsi e delle manifestazioni atmosferiche erroneamente scambiate per Ufo dai testimoni, potremmo parlare di tre distinte categorie: oggetti di natura extraterrestre con presenze a bordo, sonde di natura extraterrestre senza occupanti e oggetti di natura terrestre la cui esistenza ci è stata fino a oggi tenuta segreta. Tralasciando le prime due ipotesi, sulle quali la ricerca ha prodotto innumerevoli riscontri, ci occuperemo invece della terza e più controversa eventualità, cercando per quanto sia possibile di attenerci alle documentazioni esistenti senza cadere in facili teorie di complotto o semplici fantasie.
di Armand du Prez
UN MISTERIOSO INVENTORE
Il titolo “My invention” riguardante una autobiografia a puntate pubblicata nel 1919 su Electrical Experimenter, forse a molti non dirà nulla in particolare, ma probabilmente il nome del suo autore, Nikola Tesla, suonerà di certo più familiare; sfogliando quelle pagine è sorprendente ritrovarsi a leggere abbondanti riferimenti ad alcune macchine volanti già progettate e in corso di realizzazione.Alcuni storici hanno voluto individuare in queste affermazioni la volontà da parte di Tesla di realizzare degli aerei o degli elicotteri; questo è quanto afferma anche Margaret Cheney, autrice di una delle migliori autobiografie su Tesla. Ma era veramente questa l’idea del misterioso inventore?L’idea della Cheney deriva da alcune affermazioni dello scienziato, e più in particolare da alcuni suoi riferimenti al problema del decollo verticale; in realtà, Tesla si riferiva a una macchina aerea priva di piani di sostentamento, di alettoni e di attacchi esterni: di cosa parlava esattamente?Non era certo interessato alla missilistica, non si riferiva quindi a un razzo a combustione; accennava invece a una macchina a reazione controllata sia meccanicamente che per mezzo di energia trasmessa senza fili.
ALCUNE CONSIDERAZIONI
L’intero Universo è formato da cariche elettriche, neutroni, protoni, elettroni; la vera sfida risiede nel trovare il modo di accedere e di usare questo infinito moto elettrico perpetuo, cosa che probabilmente Tesla aveva già pianificato visto che la sua macchina aveva già superato la fase di progettazione. Prima di essere un ingegnere elettrico, Tesla si era interessato di ingegneria meccanica e l’ipotesi che avesse unito queste sue due conoscenze, cementandole con il genio che lo animava, non è certo da scartare; rimane il fatto che se gli venisse accreditata la costruzione di un velivolo simile agli Ufo, non solo si aprirebbero nuove frontiere di ricerca, ma ci troveremmo anche ad affrontare un inquietante interrogativo: se Tesla aveva trovato il modo di sfruttare l’energia che ci circonda, che fine ha fatto questa sua intuizione? Perché continuiamo a usare combustibili tradizionali se virtualmente avremmo una nuova tecnologia disponibile già da tanto tempo?
In ogni caso, come ci eravamo ripromessi all’inizio, non vogliamo scivolare in discorsi tipici delle teorie di complotto; rimane il fatto che Tesla aveva forse tra le mani qualcosa di assolutamente innovativo e lo descriveva con le stesse immagini con le quali descriviamo oggi quegli strani oggetti volanti che corrispondono al nome di UFO.
Proprio su questo argomento William Lyne ha scritto due libri, riportati in ultimo tra le fonti consultabili, all’interno dei quali sostiene una tesi forse troppo estremista, ma che per alcuni suoi aspetti vale la pena considerare, almeno relativamente a quella parte di avvistamenti che potrebbero non avere natura aliena.
Lyne sostiene con radicale convinzione che tutti gli Ufo fino a ora avvistati sarebbero di origine terrestre, frutto di segreti militari tenuti nascosti da moltissimo tempo; questo modo di pensare si scontra con le innumerevoli e inspiegabili prove di presenze aliene sulla Terra e nasce sicuramente da una visione pessimistica e cospirazionistica del problema; la parte più interessante riguarda invece la sua trattazione del caso Tesla, in particolare quella che riguarda i sistemi avanzati di propulsione. Sulla scorta delle ricerche compiute da Lyne, risulterebbe che Tesla era andato molto avanti nella realizzazione di una macchina volante elettrica, e aveva già costruito un sistema di guida giroscopico nel 1917.
Le apparecchiature vennero testate superando una prova di 200 miglia con l’appoggio della Sperry Gyroscope Company, una società industriale statunitense fondata nel 1910, a Brooklyn, da Elmer Ambrose Sperry, inventore tra l’altro di una speciale bussola giroscopica molto usata in marina e in aviazione; attualmente la società, dopo varie vicissitudini, si è specializzata in elettronica ed è presente sul mercato con il nome di Unisys.
La notizia ancora più interessante riportata da Lyne, riguarda il sistema di propulsione e di gravitazione dell’Ufo di Tesla; i due sistemi, infatti, sarebbero stati supportati da un flusso di etere, radiazioni o flusso di fotoni con l’interazione di cariche positive e negative.In pratica, attraverso l’uso di apparecchi elettrici, Tesla avrebbe reso possibile la creazione di vortici nel flusso etereo, i quali, a loro volta, avrebbero spinto il velivolo nella direzione voluta.
TRA SCIENZA E MISTERO
Dal 1891 al 1894, Nikola Tesla aveva già condotto degli esperimenti nel tentativo di usare il flusso etereo, forse in previsione di quanto avrebbe cercato di costruire in futuro; l’esperimento consisteva nel creare uno stato solido partendo da due lamine metalliche parallele tramite la corrente alternata a frequenza e tensione elevate. In questo modo era riuscito a dare una sorta di ordine al flusso di etere, cercando in seguito di arrestare o sorreggere le placche.La logica dell’esperimento era altresì estremamente interessante: un flusso di fotoni virtuale è per sua natura disordinato, non è polarizzato, e consiste in un fluido talmente tenue da non poter essere impiegato per scopi pratici.
Nonostante ciò scorre continuamente attraverso i nostri atomi senza che noi ne avvertiamo minimamente la presenza; l’elettricità ad alta tensione e alta frequenza sprigionata dal trasformatore di Tesla era in grado di “ordinare” questo flusso, oltre che creare dei veri e propri vortici al suo interno. Si tratta in pratica dell’anticipazione di quello che oggi è conosciuto come “Effetto Casimir”, ovvero la forza che si esercita fra due oggetti estesi separati dovuta non alla gravità o alla carica elettromagnetica, ma alla presenza di un campo, detto di punto zero, nello spazio fra i due oggetti, un postulato descritto soltanto a partire dal 1948.Tesla però era andato oltre, aveva dichiarato che la sua macchina avrebbe potuto raggiungere una velocità di 277 miglia al secondo, pari a 444 Km.; lo stesso Lyne afferma che tale velocità risulta esagerata per i viaggi intercontinentali, mentre potrebbe essere raggiunta nello spazio interplanetario; queste due affermazioni, implicitamente, confermano che Tesla non si riferiva a un aereo o un elicottero, entrambi velivoli che in ogni caso, per le loro caratteristiche strutturali, non potrebbero mai raggiungere queste velocità.
L’Ufo di Tesla, dalle poche documentazioni esistenti, doveva assomigliare a una cupola o una semisfera arrotondata, a volte rappresentata come una sorta di sigaro volante, entrambe immagini molto note agli studiosi di ufologia. Questa idea di macchina volante venne in seguito ripresa in una intervista rilasciata al New York Times il 22 settembre del 1940; in quella occasione Tesla dichiarò ufficialmente di aver realizzato un progetto chiamato “Teleforza”, un progetto che consisteva in quattro distinte invenzioni già ampiamente testate: un metodo atto a produrre raggi nell’aria senza alcun vuoto, un metodo per produrre forza elettrica o tensione infinitamente maggiore a quella fino a quel momento conosciuta, un metodo per amplificare la forza prodotta con la seconda invenzione, un metodo per produrre una spaventosa forza elettrica propellente.
Nessuno ha mai potuto rintracciare le prove in merito alle affermazioni di Tesla. È però alquanto strano notare come la recente messa in funzione del sistema HAARP, tristemente legato al problema delle scie chimiche, si avvicini molto a quanto dichiarato dallo scienziato, così come i parametri che stanno alla base delle onde ELF.
Cosa progettò Nikola Tesla? Cosa effettivamente realizzò ma non riuscì a rendere di pubblico dominio? Questa è soltanto una delle tante storie riferibili agli “Ufo terrestri”. Le coincidenze e le stranezze sono così tante da formare altrettanti ragionevoli dubbi. Non possiamo certo affermare che la totalità degli avvistamenti sia riferibile a più o meno nascosti segreti militari, sarebbe negare a oltranza delle evidenze fin troppo documentate; sarebbe comunque auspicabile approfondire il tema degli Ufo terrestri, una ipotesi altrettanto documentata e sperimentata.
Nel cielo si muovono da sempre inafferrabili segreti provenienti da mondi ancora sconosciuti. Parte di essi hanno forse ispirato e sollecitato il genio di alcuni ricercatori, e Nikola Tesla è di sicuro tra questi.
“Alla luce di queste rivelazioni tentiamo di approfondire la questione, ma non prima di aver riportato alcune annotazioni di Tesla così sorprendentemente vicine alle moderne osservazioni e conclusioni sugli Ufo: “[...] la mia sarà la macchina volante del futuro, più pesante dell’aria pur non essendo un velivolo. Non avrà ali, sarà solida e stabile. La si potrà osservare sul terreno e nessuno capirà mai che si tratta di una macchina volante... sarà in grado di muoversi a piacimento nell’aria in qualsiasi direzione, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, senza temere i vuoti d’aria e le correnti... potrà rimanere assolutamente ferma nell’aria per poi ripartire velocemente[...]”(N. Tesla)
Approfondimenti:
• William Lyne - “Scienza e dittatura occulta”.
• Margaret Cheney – “Man of Time”.
• Matteo Tenan blog http://ufologiaealtrimisteri.myblog.it/
• William Lyne – “Space aliens from the Pentagon” Edizioni Creatopia.
• William Lyne – “Physics Tesla’s hidden space propulsion system and the conspiracy to conceal it” Edizioni Creatopia.
martedì 4 ottobre 2011
"Io tra gli indignati di Liberty Plaza Vi imbrogliano, ora diciamo basta"
Il racconto di Michael Moore: "Ho deciso di impegnarmi. Questa adesso è la nostra missione, impegnarci". L'esempio di New York: otto milioni di abitanti, un milione vive in povertà. E' una vergogna e la gente non ne può più
di MICHAEL MOORE
Michael Moore
NEW York ha otto milioni di persone: e un milione vive in povertà. È una vergogna. Eppure il sistema non si ferma qui. Non importa quanta vergogna possiamo provare: la macchina va avanti - per fare altri soldi. Per trovare nuovi modi di imbrogliare la gente che lavora. Nuovi modi per accaparrarsi le pensioni: di rubare ancora di più. Ma qualcosa sta succedendo a Liberty Plaza.
Sono stato a Liberty Plaza per un paio di notti. E ci tornerò. Sapete? Stanno facendo un gran lavoro laggiù. E stanno ricevendo sempre più sostegno. L'altra notte il sindacato dei ferrotranvieri - gli autisti di bus, gli autisti della metropolitana - ha votato con entusiasmo per sostenere la protesta. Tre giorni fa 700 piloti di linea - soprattutto United e Continental - hanno marciato su Wall Street. Non so se avete avuto modo di vedere queste cose nei tg. So bene com'è andata la copertura fin qui: vi hanno mostrato pochi hippy che picchiavano duro sui tamburi - le cose tipiche che cerca la stampa. Per carità: che Dio benedica gli hippy che picchiano sui tamburi! Ma c'è una ragione per cui "loro" vogliono farci vedere solo questo. E allora ve lo dico io che cosa ho visto in quella piazza. Ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e di tutti i colori e di ogni religione. Ho visto anche la gente che vota per Ron Paul (il candidato presidenziale ultraconservatore che vuole abolire la Banca centrale). Voglio dire: è un gruppo di gente davvero assortita. Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo.
Martedì ci sarà una nuova manifestazione: anche gli autisti di autobus e della metropolitana marceranno su Wall Street. E ho già sentito dire che l'Uaw (il sindacato degli operai dell'automobile) sta pensando a qualcosa del genere. Pensate: il loro incubo peggiore diventa realtà. Gli hippy e gli operai dell'auto che marciano insieme! Ma vedete: la gente ha capito. E tutta questa storia sulle divisioni interne e questo e quell'altro: alla gente non gliene importa più niente. Perché stavolta si tratta dei propri figli: che rischiano di non poter più andare al college. Stavolta si rischia di restare senza un tetto. Questo è quello che è davvero in gioco.
Ma quello che mi sembra più strano e bizzarro, dei ricchi, è come abbiano deciso di strafare fino a tanto. Voglio dire: gli stava andando tutto così bene. No: per loro non era abbastanza. Per i nuovi ricchi non era abbastanza. I nuovi ricchi che hanno fatto quattrini non grazie a buona idea. Non a un'invenzione. Non con il loro sudore. Non con il loro lavoro. I nuovi ricchi che si sono arricchiti con i soldi degli altri: con cui hanno giocato come se fossero al casinò. Soldi su soldi. E adesso ci ritroviamo con una generazione di ragazzi per cui gli eroi da seguire sono quelli dei canali tv di business: quelli che si sono arricchiti facendo soldi su quelli che fanno soldi su quelli che fanno i soldi... Ma quanto bisogno avremmo di giovani che si mettessero al lavoro per salvare questo pianeta? Per trovare le cure a tutti questi mali. Per trovare un modo di portare acqua e servizi igienici ai miliardi di persone su questa Terra che non ne hanno.
Questo è ciò che ci vorrebbe. E invece le 400 persone più ricche di questo paese oggi hanno più ricchezza che 150 milioni di americani messi tutti insieme. Dicevano: oh, sarà uno di quei numeri che Michael Moore butta giù. Beh, è una statistica vera: verificata da Forbes e da PolitiFact. Le 400 persone più ricche di questo paese hanno più ricchezza che 150 milioni di persone messe insieme! Ma questa non si può chiamare democrazia. La democrazia implica una qualche sorta di eguaglianza: una qualche sorta di egalitarismo. Io non dico che ogni pezzo della torta dev'essere della stessa misura: però non siamo andati ormai oltre?
Ma ora c'è questa buona notizia. Perché fino a quando avremo qualcuno che pone delle sfide alla nostra democrazia - fino a che la Costituzione resterà intatta - vorrà dire che ciascuno di noi avrà lo stesso diritto di voto dei signori di Wall Street: una persona vota per una persona. E loro potranno pure comprare tutti i candidati che vogliono: ma la loro mano non guiderà la nostra mano quando saremo in cabina. Questo è il messaggio da gridare forte: da fare arrivare a quei milioni di persone che si sono arresi - o che sono stati convinti e fuorviati per ignoranza. Ecco: se riusciremo a far arrivare il nostro messaggio, beh, per quei 400 sarà il peggiore degli incubi. Perché l'unica cosa che sanno fare bene sono i conti. E sanno che noi siamo un fottìo più di loro. Dipende solo da noi. Basta svegliarsi al mattino e dire ok, adesso basta, fine. Ho deciso di impegnarmi. E ho deciso di coinvolgere 10 persone tra i miei vicini. Questa adesso è la nostra missione: impegnarci. Per questo vi dico: sostenete la protesta di Liberty Plaza.
(testo raccolto da Angelo Aquaro durante la presentazione dell'ultimo libro di Moore al St. Mark's Bookstore,
la storica libreria indipendente di New York che sta lottando per non chiudere)
fonte -
http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/02/news/moore_indignati-22546405/
di MICHAEL MOORE
Michael Moore
NEW York ha otto milioni di persone: e un milione vive in povertà. È una vergogna. Eppure il sistema non si ferma qui. Non importa quanta vergogna possiamo provare: la macchina va avanti - per fare altri soldi. Per trovare nuovi modi di imbrogliare la gente che lavora. Nuovi modi per accaparrarsi le pensioni: di rubare ancora di più. Ma qualcosa sta succedendo a Liberty Plaza.
Sono stato a Liberty Plaza per un paio di notti. E ci tornerò. Sapete? Stanno facendo un gran lavoro laggiù. E stanno ricevendo sempre più sostegno. L'altra notte il sindacato dei ferrotranvieri - gli autisti di bus, gli autisti della metropolitana - ha votato con entusiasmo per sostenere la protesta. Tre giorni fa 700 piloti di linea - soprattutto United e Continental - hanno marciato su Wall Street. Non so se avete avuto modo di vedere queste cose nei tg. So bene com'è andata la copertura fin qui: vi hanno mostrato pochi hippy che picchiavano duro sui tamburi - le cose tipiche che cerca la stampa. Per carità: che Dio benedica gli hippy che picchiano sui tamburi! Ma c'è una ragione per cui "loro" vogliono farci vedere solo questo. E allora ve lo dico io che cosa ho visto in quella piazza. Ho visto i giovani. Ho visto gli anziani. Ho visto la gente di tutti i tipi e di tutti i colori e di ogni religione. Ho visto anche la gente che vota per Ron Paul (il candidato presidenziale ultraconservatore che vuole abolire la Banca centrale). Voglio dire: è un gruppo di gente davvero assortita. Ci stanno le infermiere in quella piazza. Ci stanno gli insegnanti in quella piazza. Gente di ogni tipo.
Martedì ci sarà una nuova manifestazione: anche gli autisti di autobus e della metropolitana marceranno su Wall Street. E ho già sentito dire che l'Uaw (il sindacato degli operai dell'automobile) sta pensando a qualcosa del genere. Pensate: il loro incubo peggiore diventa realtà. Gli hippy e gli operai dell'auto che marciano insieme! Ma vedete: la gente ha capito. E tutta questa storia sulle divisioni interne e questo e quell'altro: alla gente non gliene importa più niente. Perché stavolta si tratta dei propri figli: che rischiano di non poter più andare al college. Stavolta si rischia di restare senza un tetto. Questo è quello che è davvero in gioco.
Ma quello che mi sembra più strano e bizzarro, dei ricchi, è come abbiano deciso di strafare fino a tanto. Voglio dire: gli stava andando tutto così bene. No: per loro non era abbastanza. Per i nuovi ricchi non era abbastanza. I nuovi ricchi che hanno fatto quattrini non grazie a buona idea. Non a un'invenzione. Non con il loro sudore. Non con il loro lavoro. I nuovi ricchi che si sono arricchiti con i soldi degli altri: con cui hanno giocato come se fossero al casinò. Soldi su soldi. E adesso ci ritroviamo con una generazione di ragazzi per cui gli eroi da seguire sono quelli dei canali tv di business: quelli che si sono arricchiti facendo soldi su quelli che fanno soldi su quelli che fanno i soldi... Ma quanto bisogno avremmo di giovani che si mettessero al lavoro per salvare questo pianeta? Per trovare le cure a tutti questi mali. Per trovare un modo di portare acqua e servizi igienici ai miliardi di persone su questa Terra che non ne hanno.
Questo è ciò che ci vorrebbe. E invece le 400 persone più ricche di questo paese oggi hanno più ricchezza che 150 milioni di americani messi tutti insieme. Dicevano: oh, sarà uno di quei numeri che Michael Moore butta giù. Beh, è una statistica vera: verificata da Forbes e da PolitiFact. Le 400 persone più ricche di questo paese hanno più ricchezza che 150 milioni di persone messe insieme! Ma questa non si può chiamare democrazia. La democrazia implica una qualche sorta di eguaglianza: una qualche sorta di egalitarismo. Io non dico che ogni pezzo della torta dev'essere della stessa misura: però non siamo andati ormai oltre?
Ma ora c'è questa buona notizia. Perché fino a quando avremo qualcuno che pone delle sfide alla nostra democrazia - fino a che la Costituzione resterà intatta - vorrà dire che ciascuno di noi avrà lo stesso diritto di voto dei signori di Wall Street: una persona vota per una persona. E loro potranno pure comprare tutti i candidati che vogliono: ma la loro mano non guiderà la nostra mano quando saremo in cabina. Questo è il messaggio da gridare forte: da fare arrivare a quei milioni di persone che si sono arresi - o che sono stati convinti e fuorviati per ignoranza. Ecco: se riusciremo a far arrivare il nostro messaggio, beh, per quei 400 sarà il peggiore degli incubi. Perché l'unica cosa che sanno fare bene sono i conti. E sanno che noi siamo un fottìo più di loro. Dipende solo da noi. Basta svegliarsi al mattino e dire ok, adesso basta, fine. Ho deciso di impegnarmi. E ho deciso di coinvolgere 10 persone tra i miei vicini. Questa adesso è la nostra missione: impegnarci. Per questo vi dico: sostenete la protesta di Liberty Plaza.
(testo raccolto da Angelo Aquaro durante la presentazione dell'ultimo libro di Moore al St. Mark's Bookstore,
la storica libreria indipendente di New York che sta lottando per non chiudere)
fonte -
http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/02/news/moore_indignati-22546405/
mercoledì 15 giugno 2011
Questa sera la luna sarà rossa. Eclissi visibili in tutta Italia
Mercoledì 15 giugno dalle 21 alle 23, in tutta Italia sarà possibile ammirare l‘eclissi totale di Luna, nuvole permettendo. L’eclissi che darà spettacolo per più di 100 minuti è una delle più lunghe degli ultimi anni, ed anche per quelli a venire. Un record, dal momento che negli ultimi cento anni solo tre eclissi totali sono durate così tanto. Tra queste anche l’ultima del 16 giugno 2000, che ha regalato 107 minuti di oscurità.
L’eclissi sarà visibile da tutto il Paese, dalle 21 inizierà a vedersi maggiormente al Sud, ma dalle 21.30 si vedrà bene in qualunque località dello stivale. Infatti l’Europa è tra i fortunati con l’eccezione della Scozia e il nord della Scandinavia, a poter ammirare lo spettacolo mercoledì sera insieme anche ai paesi dell’Africa occidentale e nazioni come Brasile, Uruguay e Argentina.
Un’eclissi di Luna si verifica quando la Terra transita tra il Sole e il suo satellite naturale. Il cono d’ombra generato dalla silhouette terrestre finisce con il ricoprire completamente la Luna, che da bianca diventerà rossa.
“La Luna si tingera’ di un bel rosso carico, perche’ va proprio verso il centro del cono d’ombra”, spiega l’astronoma Elena Lazzaretto, dell’osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). ”Le tonalita’ del rosso – aggiunge - dipendono molto anche dalle caratteristiche dell’atmosfera, come quelle che derivano dall’inquinamento o quelle liberate dai fenomeni vulcanici”. L’Unione Italiana Astrofili (Uai) non esita a definire l’eclissi di mercoledi’ l’evento astronomico dell’anno.
La Luna comincera’ a entrare nel cono d’ombra della Terra alle 19,23 e l’eclisse parziale comincera’ ad essere visibile dalle 20,22. Mentre l’eclissi totale inizierà alle 21,22 e raggiungera’ il culmine alle 22,12, quando la Luna sara’ entrata in profondita’ all’interno del cono d’ombra della Terra e apparira’ di un rosso intenso e molto scuro.
Per rivedere l’eclissi totale di luna, alla fine della serata di mercoledì 15, dovremo attendere almeno altri quattro anni.
L’eclissi sarà visibile da tutto il Paese, dalle 21 inizierà a vedersi maggiormente al Sud, ma dalle 21.30 si vedrà bene in qualunque località dello stivale. Infatti l’Europa è tra i fortunati con l’eccezione della Scozia e il nord della Scandinavia, a poter ammirare lo spettacolo mercoledì sera insieme anche ai paesi dell’Africa occidentale e nazioni come Brasile, Uruguay e Argentina.
Un’eclissi di Luna si verifica quando la Terra transita tra il Sole e il suo satellite naturale. Il cono d’ombra generato dalla silhouette terrestre finisce con il ricoprire completamente la Luna, che da bianca diventerà rossa.
“La Luna si tingera’ di un bel rosso carico, perche’ va proprio verso il centro del cono d’ombra”, spiega l’astronoma Elena Lazzaretto, dell’osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). ”Le tonalita’ del rosso – aggiunge - dipendono molto anche dalle caratteristiche dell’atmosfera, come quelle che derivano dall’inquinamento o quelle liberate dai fenomeni vulcanici”. L’Unione Italiana Astrofili (Uai) non esita a definire l’eclissi di mercoledi’ l’evento astronomico dell’anno.
La Luna comincera’ a entrare nel cono d’ombra della Terra alle 19,23 e l’eclisse parziale comincera’ ad essere visibile dalle 20,22. Mentre l’eclissi totale inizierà alle 21,22 e raggiungera’ il culmine alle 22,12, quando la Luna sara’ entrata in profondita’ all’interno del cono d’ombra della Terra e apparira’ di un rosso intenso e molto scuro.
Per rivedere l’eclissi totale di luna, alla fine della serata di mercoledì 15, dovremo attendere almeno altri quattro anni.
mercoledì 18 maggio 2011
IL GOVERNO USA CONTINUA CON GLI ESPERIMENTI SUL CONTROLLO CLIMATICO
Il governo statunitense continua, con molta nonchalance, a condurre esperimenti sulle manipolazioni climatiche (ha iniziato almeno mezzo secolo fa…!).
Precedentemente classificate sotto i nomi “Progetto Cirrus” (1947) e “Progetto Popeye” (1966), le manipolazioni meteorologiche non sono più una pratica segreta. Nel 2005, il Senatore del Texas, Kay Bailey Hutchinson, sponsorizzava il progetto di legge (S517) “al fine di stabilire le Operazioni di Modificazioni Climatiche e di un Consiglio di Ricerca, e per altri scopi”. Tale progetto non è mai diventato legge. Tuttavia, si ha ragione di credere che diverse istituzioni governative portano avanti gli esperimenti legati al controllo climatico attraverso pratiche legali ed illegali senza renderlo pubblico.
Non si tratta soltanto di un sospetto degli Stati Uniti. Il governo cinese, lo scorso aprile, annunciava la creazione della prima nevicata artificiale sulla città di Nagqu, in Tibet. Il fenomeno è soltanto un esempio di una lunga serie di esperimenti condotti in Cina sulle manipolazioni climatiche nel corso degli anni. La Cina, infatti, è, a livello mondiale, il paese che attualmente ha in essere il numero più elevato di progetti sull’inseminazione artificiale delle nubi.
L’inseminazione di nubi attraverso l’utilizzo di ioduro di argento fu scoperta nel 1946, quale metodo valido per la stimolazione delle piogge. Nel 1947, l’esercito Americano tentò di utilizzare tale procedimento per la creazione artificiale di un uragano che, successivamente, colpì le coste della Georgia, nei pressi di Savannah. Alla metà degli anni ’60, tecniche simili venivano utilizzate con la speranza di rendere fangosa la Ferrovia di Ho Chi Minh, in Vietnam. L’idea era quella di rallentare il nemico grazie a delle condizioni meteorologiche sfavorevoli e, di contro, evitare che gli alleati potessero incontrare difficoltà dovute ad un clima avverso.
Si tratta comunque di una tecnica obsoleta se la si paragona alle nuove metodologie più avanzate della nanotecnologia ed ad altre teconologie utilizzate per il controllo climatico. La MEMES (Microelectric Mechanical Sensors) o la più recente Global Environmental MEMS Sensors (GEMS), per citarne qualcuna, delle apparecchiature estremamente piccole, utilizzate per il controllo meteorologico. Della grandezza non superiore a quella di un pulviscolo, i sensori sono progettati per essere inviati all’interno degli uragani e di altri sistemi climatici per la registrazione di dati, quasi come fossero parte di tali sistemi. Questi dati possono essere successivamente utilizzati per migliorare le previsioni meteorologiche e potenzialmente controllare il clima atttaverso una migliore comprensione delle complesse formule matematiche coinvolte in tali sistemi. Un obiettivo è quello di “manovrare” tali sistemi verso punti ben precisi, aumentandone o diminuendone, a seconda, le dimensioni.
Un altro partecipante estremamente controverso nel gioco delle manipolazioni climatiche è il poco famoso sistema HAARP, con base a Gakona, Alaska. HAARP, High Frequency Active Auroral Research Program (programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza, N.d.t.). Si tratta di un enorme sistema di antenne ispirato ai lavori scientifici di Nikola Tesla. Iniziato intorno al 1990, il programma HAARP è stato soltanto di recente declassificato e la maggior parte delle ricerche ad esso legate sembra abbiano luogo in via segreta.
Attraverso questo sistema, quantitativi massicci di energia vengono sparati nella ionosfera, andando a riscaldare e distorcere una sezione fino a 30 miglia di diametro. Vi sono varie opinioni contrastanti al riguardo. Secondo alcuni lo scopo ufficiale di queste installazioni sarebbe quello studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Ma c’è chi dice che si tratta di un’operazione governativa di massa, tesa ad un controllo totale. Ma sono solo teorie, a volte persino poco plausibili.
Anche di fronte all’evidenza, molte persone credono ancora che le modificazioni climatiche siano solo pura fantasia. Le persone devono invece sapere che simili tecnologie esistono da molto tempo, vengono davvero utilizzate ed hanno un potenziale altamente pericoloso ed un uso che va contro ogni etica.
Il clima del nostro pianeta è parte di un unico sistema interconnesso e ogni modifica apportata, naturalmente o meno, va a colpire qualsiasi elemento legato a tale sistema.
Eppure, noncuranti, le organizzazioni più interessate alla sperimentazione di modificazioni climatiche, sembrano applicare le loro teorie in una moltitudine di modi irresponsabili.
Chris Handy
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7139
Precedentemente classificate sotto i nomi “Progetto Cirrus” (1947) e “Progetto Popeye” (1966), le manipolazioni meteorologiche non sono più una pratica segreta. Nel 2005, il Senatore del Texas, Kay Bailey Hutchinson, sponsorizzava il progetto di legge (S517) “al fine di stabilire le Operazioni di Modificazioni Climatiche e di un Consiglio di Ricerca, e per altri scopi”. Tale progetto non è mai diventato legge. Tuttavia, si ha ragione di credere che diverse istituzioni governative portano avanti gli esperimenti legati al controllo climatico attraverso pratiche legali ed illegali senza renderlo pubblico.
Non si tratta soltanto di un sospetto degli Stati Uniti. Il governo cinese, lo scorso aprile, annunciava la creazione della prima nevicata artificiale sulla città di Nagqu, in Tibet. Il fenomeno è soltanto un esempio di una lunga serie di esperimenti condotti in Cina sulle manipolazioni climatiche nel corso degli anni. La Cina, infatti, è, a livello mondiale, il paese che attualmente ha in essere il numero più elevato di progetti sull’inseminazione artificiale delle nubi.
L’inseminazione di nubi attraverso l’utilizzo di ioduro di argento fu scoperta nel 1946, quale metodo valido per la stimolazione delle piogge. Nel 1947, l’esercito Americano tentò di utilizzare tale procedimento per la creazione artificiale di un uragano che, successivamente, colpì le coste della Georgia, nei pressi di Savannah. Alla metà degli anni ’60, tecniche simili venivano utilizzate con la speranza di rendere fangosa la Ferrovia di Ho Chi Minh, in Vietnam. L’idea era quella di rallentare il nemico grazie a delle condizioni meteorologiche sfavorevoli e, di contro, evitare che gli alleati potessero incontrare difficoltà dovute ad un clima avverso.
Si tratta comunque di una tecnica obsoleta se la si paragona alle nuove metodologie più avanzate della nanotecnologia ed ad altre teconologie utilizzate per il controllo climatico. La MEMES (Microelectric Mechanical Sensors) o la più recente Global Environmental MEMS Sensors (GEMS), per citarne qualcuna, delle apparecchiature estremamente piccole, utilizzate per il controllo meteorologico. Della grandezza non superiore a quella di un pulviscolo, i sensori sono progettati per essere inviati all’interno degli uragani e di altri sistemi climatici per la registrazione di dati, quasi come fossero parte di tali sistemi. Questi dati possono essere successivamente utilizzati per migliorare le previsioni meteorologiche e potenzialmente controllare il clima atttaverso una migliore comprensione delle complesse formule matematiche coinvolte in tali sistemi. Un obiettivo è quello di “manovrare” tali sistemi verso punti ben precisi, aumentandone o diminuendone, a seconda, le dimensioni.
Un altro partecipante estremamente controverso nel gioco delle manipolazioni climatiche è il poco famoso sistema HAARP, con base a Gakona, Alaska. HAARP, High Frequency Active Auroral Research Program (programma di ricerca attiva aurorale con alta frequenza, N.d.t.). Si tratta di un enorme sistema di antenne ispirato ai lavori scientifici di Nikola Tesla. Iniziato intorno al 1990, il programma HAARP è stato soltanto di recente declassificato e la maggior parte delle ricerche ad esso legate sembra abbiano luogo in via segreta.
Attraverso questo sistema, quantitativi massicci di energia vengono sparati nella ionosfera, andando a riscaldare e distorcere una sezione fino a 30 miglia di diametro. Vi sono varie opinioni contrastanti al riguardo. Secondo alcuni lo scopo ufficiale di queste installazioni sarebbe quello studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Ma c’è chi dice che si tratta di un’operazione governativa di massa, tesa ad un controllo totale. Ma sono solo teorie, a volte persino poco plausibili.
Anche di fronte all’evidenza, molte persone credono ancora che le modificazioni climatiche siano solo pura fantasia. Le persone devono invece sapere che simili tecnologie esistono da molto tempo, vengono davvero utilizzate ed hanno un potenziale altamente pericoloso ed un uso che va contro ogni etica.
Il clima del nostro pianeta è parte di un unico sistema interconnesso e ogni modifica apportata, naturalmente o meno, va a colpire qualsiasi elemento legato a tale sistema.
Eppure, noncuranti, le organizzazioni più interessate alla sperimentazione di modificazioni climatiche, sembrano applicare le loro teorie in una moltitudine di modi irresponsabili.
Chris Handy
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7139
IL PIANETA RISPONDE
Lunedì il Segretario del Capo di Gabinetto, Yukio Edano, ha preso le difese del governo giapponese riguardo il disastro nucleare di Fukushima, insistendo sul fatto che l’impianto era in una “situazione stabile, relativamente parlando”. Questo suona un po’ come la descrizione ufficiale delle 11.500 tonnellate di acqua appositamente scaricate nell’oceano al largo di Fukushima “a basso livello di radioattività” o “leggermente radioattive”.
Lo è 'leggermente' se confrontata con la persino più radioattiva acqua conservata presso lo stesso impianto. Ma questi sono i fatti, in poche parole: si può lasciare così tanto all'occhio di chi osserva, e il governo giapponese non è stato significativamente più preoccupato rispetto alla Tokio Electric Power Company (TEPCO), che gestisce il complesso, nel vedere lontano quando si è trattato di Fukushima.
Martedì il governo ha finalmente alzato il livello di allerta a Fukushima sulla scala internazionale, dal livello 5 al 7 – “incidente molto grave” – il più alto previsto, usato solo una volta per il disastro di Chernobyl nel 1986 (che ha creato una “zona morta” di 15.000 miglia quadrate (3.884.982 ettari) in Ucraina). Sebbene i funzionari governativi si siano precipitati a sminuire il confronto con Chernobyl, un funzionario della TEPCO ha offerto questa inquietante diversificazione del rischio: “La nostra preoccupazione è che la quantità dei rilasci potrebbe alla fine raggiungere quella avvenuta a Chernobyl o superarla”.
In realtà, sul nostro pianeta intontito dai colpi non abbiamo mai visto qualcosa come quello che sta accadendo a Fukushima – non uno, ma quattro reattori nucleari adiacenti, tre dei quali sembrano aver subito uno scioglimento parziale e diverse vasche di contenimento per il carburante esaurito (che, in termini di radioattività è tutto meno che esaurito) in diverse condizioni di criticità.
Nel frattempo, dalle settimane necessarie a tenere la situazione sotto controllo si è passati ala paura di mesi, anni, decenni o forse servirà un intero secolo per la pulitura e il recupero. C’è l’ipotesi che una parte del nocciolo di almeno uno dei reattori sia già “fuoriuscita nella parte inferiore della sua struttura di contenimento” e ogni azione per portare il complesso sotto un qualche controllo sembra solo creare, o rischia di creare, altri problemi inaspettati (come l’acqua “leggermente radioattiva”).
Contemporaneamente, in mezzo alle scosse di assestamento dopo quella di 9.0 gradi Richter dell’11 marzo 2011 (e con la probabilità di altre scosse simili nei prossimi anni), il governo giapponese ha lentamente ampliato la “zona di evacuazione” di 20 chilometri (recentemente descritta dai visitatori come una misteriosa “zona della morte, come un episodio della Twilight Zone di Rod Serling incrociato con The Day After – una visione apocalittica della vita sulla terra nell’era nucleare”) attorno al complesso.
Solo questa settimana si è iniziato ad avvertire le donne incinte e i bambini di rimanere fuori da alcune aree fino a 30 km di distanza dall’impianto. Non deve sorprendere, considerando che in un piccolo numero di analisi effettuate sul suolo al di fuori dei 30 km – in un caso a 40 km da Fukushima – il Cesio 137 (il cui tempo di dimezzamento è di 30 anni) è stato riscontrato a livelli che hanno superato quelli che avevano costretto i residenti di Chernobyl ad andarsene. Molti dei centinaia di migliaia di giapponesi che vivevano in queste zone (e, se le cose peggiorano, anche al di là di esse), potrebbero non tornare mai più a casa.
Quello che è accaduto a Fukushima potrebbe essere uno spaventoso avvertimento che noi umani stiao oltrepassando il limite e che il nostro pianeta trova il modo di punirci per questa superbia? E, tenete a mente, i giapponesi in questo non sono affatto i soli. Dopo tutto negli USA almeno cinque reattori nucleari sono situati in “zone sismiche ad alto rischio” secondo un recente rapporto, che non comprende nemmeno il reattore di Indian Point, costruito su una faglia sismica a sole 30 miglia dal centro di New York, la mia città.
Forse, come suggerisce il solito TomDispatch di Michael Klare - autore di “Rising Powers, Shrinking Planet” - nell’articolo che segue, è ora di ricalibrare quando si tratta del modo con cui trattiamo il nostro pianeta Terra – prima che sia troppo tardi.
Tom
Nel suo libro del 2010, “Eaarth: Preparare una vita su un ostile Nuovo Pianeta”, l’attivista e studioso ambientale Bill McKibben descrive un pianeta così devastato dal riscaldamento globale che non è più riconoscibile come la Terra che un tempo abitavamo. Questo è un pianeta, predice, “di poli che si sciolgono e foreste morenti e un mare corrosivo e pesante, rastrellato dai venti, mitragliato dalle tempeste, bruciato dal calore”. Alterato dal mondo in cui la civiltà umana è nata e ha prosperato, ha bisogno di un nome nuovo – così gli ha aggiunto una “a”, “Eaarth”.
L’Eaarth che McKibben descrive è una vittima del consumo sfrenato delle risorse da parte del genere umano e delle sue emissioni incuranti di gas serra che alterano il clima. Vero, Eaarth causerà dolore e sofferenza agli umani, come il livello dei mari cresce e le coltivazioni deperiscono, ma come lui la ritrae, è essenzialmente una vittima della rapacità umana.
Con tutto il rispetto per la visione di McKibben, vorrei offrire un’altra prospettiva sulla sua (e nostra) Eaarth: come una potente protagonista nel suo diritto e come una vendicatrice, più che una semplice vittima.
Non basta pensare ad Eaarth come una vittima impotente dell’umana predazione. È anche un complesso sistema organico con molte difese potenti contro interventi esterni, difese che producono effetti devastanti quando si tratta di società umane. E tenete in mente: siamo solo all’inizio di questo processo.
Per comprendere la nostra situazione attuale, comunque, è necessario distinguere tra disturbi planetari ricorrenti e naturali e le risposte planetarie agli interventi umani. Entrambi necessitano di una rinfrescata, perciò iniziamo con cosa la Terra è stata capace di fare prima di rivolgerci alle risposte di Eaarth, la vendicatrice.
Sopravvalutare noi stessi
Il nostro pianeta è un complesso sistema naturale e, come tutti i sistemi, è in continua evoluzione. Mentre ciò accade – quando i continenti si separano, le catene montuose si alzano o si abbassano, i modelli climatici cambiano – si verificano terremoti, vulcani, tsunami, tifoni, siccità prolungate e altre perturbazioni natural, anche se in modo irregolare ed imprevedibile.
I nostri predecessori sul pianeta erano profondamente consapevoli di questa realtà. Dopo tutto le antiche civiltà venivano ripetutamente scosse, e in alcuni casi distrutte, da tali perturbazioni. Per esempio, è opinione diffusa che l’antica civiltà Minoica del Mediterraneo dell’est sia stata cancellata da un'enorme eruzione vulcanica sull’isola di Thera (chiamata anche Santorini) nella metà del secondo millennio prima di Cristo.
Evidenze archeologiche suggeriscono che molte altre civiltà siano state indebolite o distrutte da intensa attività vulcanica. In “Apocalypse: Earthquakes, Archaelogy and the Wrath of God” (“Apocalisse: terremoti, archeologia e la collera di Dio”) Amos Nur, geofisico dell’Università di Stanford e il suo co-autore Dawn Burgess suggeriscono che Troia, Micene, l’antica Gerico, Tenochtitlan e l’impero Ittita possano essere decaduti in questo modo.
Di fronte alle ricorrenti minacce di terremoti e vulcani, molte antiche religioni hanno personificato le forze della natura nella forma di dèi e dee e hanno elaborato rituali umani e offerte sacrificali per placare questi dei potenti. L’antico dio greco del mare, Poseidone (Nettuno per i Romani), altresì chiamato “lo scuotitore della terra”, si pensava causasse terremoti se provocato o arrabbiato.
In tempi più recenti, i pensatori hanno avuto la tendenza a farsi beffe di tali nozioni primitive e dei rituali connessi, suggerendo invece che scienza e tecnologia – i frutti della civiltà – offrono aiuto più che sufficiente per permetterci di trionfare sulle forze distruttive che governano la Terra. Questo cambiamento di coscienza è stato documentato in modo notevole da “A New Green History of The World” di Clive Ponting del 2007.
Citando pensatori influenti del mondo post-medievale, ci mostra come gli europei avevano acquisito la ferma convinzione che gli esseri umani dovrebbero e potrebbero governare la natura, non il contrario. Il matematico francese René Descartes, vissuto nel XVII secolo, per esempio, ha scritto di impiegare la scienza e le conoscenze umane per “poter rendere noi stessi i signori e padroni della natura”.
È possibile che questo sempre maggiore senso di controllo sulla natura sia stato rafforzato da un periodo durato poche centinaia di anni in cui ci potrebbe essere stato un numero minore di perturbazioni naturali a minacciare le civiltà.
In quei secoli le moderne Europa e Nord America, centri della Rivoluzione Industriale, non hanno sperimentato nulla di simile all'eruzione di Thera dell’era Minoica – o, per questo, qualsiasi cosa simile al doppio assalto del terremoto con magnitudo 9.0 e dello tsunami di 15 metri che hanno colpito il Giappone l’11 marzo.
Questa relativa immunità a tali pericoli fu il contesto nel quale si è sviluppata una civiltà molto complessa e tecnologicamente sofisticata che, per lungo tempo, ha dato per scontata la supremazia umana sulla natura su di un pianeta apparentemente quieto.
Ma questa è una valutazione accurata? Gli eventi recenti, dalle inondazioni che hanno sconvolto il 20 per cento del Pakistan e hanno messo sott’acqua le enormi pianure australiane agli incendi causati dalla siccità che hanno bruciato vaste aree della Russia, suggeriscono altrimenti. Negli ultimi anni il pianeta è stato colpito da un’ondata di forti eventi naturali, incluso il recente terremoto-tsunami del Giappone (con le sue numerose potenti repliche), il terremoto ad Haiti del gennaio 2010, il terremoto a febbraio 2010 in Cile, quello del febbraio scorso a Christchurch in Nuova Zelanda, nel marzo del 2011 in Myanmar e il devastante terremoto-tsunami del 2004 nell'Oceano Indiano che ha ucciso più di 230.000 persone in 14 paesi, a causa di una serie di terremoti, di tsunami e di eruzioni vulcaniche in Indonesia e in tutta la zona circostante.
Se non altro questi eventi ci ricordano che la Terra è un sistema naturale in continua evoluzione, che i pochi secoli appena trascorsi non sono necessariamente predittivi dei prossimi, e che ci siamo cullati, nell’ultimo secolo in particolare, in un senso di compiacimento riguardo al nostro pianeta a mala pena giustificata. La cosa più importante che questi ci suggeriscono che potremmo – e pongo l’accento sul potremmo - ritornare in un'epoca in cui la frequenza di questi avvenimenti sia in aumento.
In questo contesto la follia e l’arroganza con cui abbiamo trattato le forze della natura viene messa prepotentemente a fuoco. Prendiamo cosa è successo al complesso nucleare di Fukushima–Daiichi nel Giappone del nord, dove almeno quattro reattori nucleari e le loro attigue vasche di contenimento per il combustibile nucleare esaurito sono tuttora fuori controllo.
I progettisti e proprietari dell’impianto non hanno ovviamente causato il terremoto e lo tsunami che hanno creato l’attuale rischio. Ciò è stato il risultato dell’evoluzione naturale del pianeta, in questo caso dell’improvviso movimento di placche continentali.
Ma loro sono ampiamente responsabili per aver fallito nel prevedere la potenziale catastrofe, per aver costruito un reattore su un sito che ha subito frequenti tsunami nel passato e per aver ipotizzato che le piattaforme in calcestruzzo possano contrastare ciò che di peggio la natura avesse da offrire.
Molto è stato detto sui difetti di progettazione dell'impianto di Fukushima e del suo inadeguato sistema di sicurezza. Tutto questo è senz'altro fondamentale, ma la causa ultima del disastro non era un semplice difetto di progettazione. Era l’arroganza, la sovrastima del potere dell’ingegnosità umana e una sottostima del potere della natura.
Quali futuri disastri saranno attesi in nome di tale arroganza? Nessuno, a questo punto, può dirlo con certezza, ma l'impianto di Fukushima non è il solo reattore costruito in zone sismiche attive o a rischio potenziale di altri eventi naturali. E non fermiamoci agli impianti nucleari.
Consideriamo, per esempio, tutte quelle piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico a rischio di uragani sempre più violenti o, nel caso di cicloni, sempre più potenti e frequenti; le piattaforme che il Brasile sta progettando di costruire in mare aperto a 290 km dalle sue coste nell’oceano Atlantico. E con i recenti eventi in Giappone, chi può sapere quale danno potrebbe infliggere un forte terremoto in California? Dopo tutto, anche la California ha siti nucleari sinistramente vicini alle faglie sismiche.
Sottovalutare Eaarth
L'arroganza è, comunque, solo uno dei modi con cui scateniamo le ire del pianeta. Di gran lunga più pericoloso e provocatorio è l'avvelenamento dell’atmosfera con i residui del consumo delle risorse, specialmente i combustibili fossili. Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, le emissioni totali di carbonio, derivati da tutte le forme di uso dell'energia, sono arrivati a 21,2 miliardi di tonnellate dal 1990 e si prevede di raggiungere i 42,4 miliardi di tonnellate nel 2035, un incremento del 100% in meno di mezzo secolo.
Più biossido di carbonio e gas serra scarichiamo nell'atmosfera, più alteriamo il naturale sistema climatico del pianeta e danneggiamo le altre entità vitali, tra cui gli oceani, le foreste e i ghiacciai. Tutti questi sono componenti della struttura del pianeta e, se danneggiati in questo modo, innescano meccanismi di difesa: l'aumento delle temperature, il cambiamento nei modelli delle precipitazioni e un aumento del livello dei mari, tra gli altri.
Il concetto di Terra come un sistema naturale complesso con molteplici azioni e reazioni fu proposto per la prima volta da uno studioso dell’ambiente, James Lovelock, nel 1960 e proposto nel 1979 nel suo libro, “Gaia: A New Look at Life on Earth” (“Gaia: un nuovo sguardo alla vita sulla Terra”) (Lovelock rubò il nome dell’antica dea greca Gaia, personificazione della Madre Terra, per la sua versione del nostro pianeta).
In questo e in altri lavori, Lovelock e i suoi collaboratori sostengono che tutti gli organismi biologici e il loro ambiente inorganico sul pianeta sono strettamente integrati nel formare un complesso sistema che si autoregola, mantenendo le condizioni necessarie per la vita, un concetto che chiamarono “Ipotesi Gaia”.
Quando una parte qualsiasi di questo sistema è danneggiata o alterata, le altre rispondono cercando di riparare o compensare il danno, in modo da ripristinare l’equilibrio essenziale.
Pensiamo al nostro corpo quando viene attaccato da microorganismi virulenti: la temperatura sale, produciamo più globuli bianchi e altri fluidi, dormiamo molto e mettiamo in campo altri meccanismi di difesa. Se si ha successo, le nostre difese prima neutralizzano ed eventualmente sterminano i germi invasori. Questo non è un processo cosciente, ma un processo naturale salvavita.
Eaarth ora risponde alle depredazioni dell’uomo in modo simile: riscaldando l’atmosfera, prendendo anidride carbonica dall’aria e depositandola negli oceani, aumentando le piogge in certe aree e diminuendole in altre, compensando in qualche maniera il massiccio rilascio di emissioni nocive nell’atmosfera.
Ma quello che Eaarth fa per proteggere sé stessa dall'intervento umano, è improbabile che sia benefico per le società umane. Quando il pianeta si riscalda e i ghiacci si sciolgono, il livello dei mari aumenta, distruggendo così città e inondando aree costiere e zone coltivate. La siccità diventerà endemica in molte aree agricole un tempo produttive, riducendo le scorte di cibo per centinaia di milioni di persone.
Molte specie-chiave di piante ed animali fondamentali per la sopravvivenza umana, tra cui varie specie di alberi, di colture alimentari e di pesci, si dimostreranno incapaci di adeguarsi a tali cambiamenti climatici e cesseranno di esistere. Gli uomini potranno – e sottolineo potranno – avere maggior successo nell'adattarsi alla crisi del riscaldamento globale rispetto a tali specie, ma in tale processo moltissimi rischiano di morire di fame, di malattia e in guerra.
McKibben ha ragione: non viviamo più sull’ accogliente pianeta una volta conosciuto come Terra. Abitiamo un posto nuovo, già cambiato radicalmente dall’intervento umano. Ma non stiamo operando su un’entità passiva, impotente e incapace di difendersi dalla trasgressione umana. Triste a dirsi, impareremo con costernazione quale sia l’immenso potere di Eaarth, la vendicatrice.
Michael T. Klare è docente di Studi sulla Pace e Sicurezza Mondiale all’Hampshire College, scrive su TomDispatch e autore del più recente “Rising Powers, Shrinking Planet”. Una versione film-documentario del suo libro precedente, “Blood and Oil” è acquistabile presso la Media Education Foundation.
Tom Engelhardt, co-fondatore dell’American Empire Project, dirige TomDispatch.com. È autore di “The end of Victory Culture”, storia della Guerra Fredda e di un romanzo “The Last Days of Publishing”. Ha anche scritto “The World according to TomDispatch: America in the New Age of Empire” (Verso, 2008), una storia alternativa dei folli anni dei Bush. Il suo ultimo libro è “The American Way of War: How Bush’s Wars became Obama’s” (Haymarket Books).
Fonte: www.tomdispatch.com
Link: http://www.tomdispatch.com/post/175379/tomgram%3A_michael_klare%2C_avenging_planet/#more
Lo è 'leggermente' se confrontata con la persino più radioattiva acqua conservata presso lo stesso impianto. Ma questi sono i fatti, in poche parole: si può lasciare così tanto all'occhio di chi osserva, e il governo giapponese non è stato significativamente più preoccupato rispetto alla Tokio Electric Power Company (TEPCO), che gestisce il complesso, nel vedere lontano quando si è trattato di Fukushima.
Martedì il governo ha finalmente alzato il livello di allerta a Fukushima sulla scala internazionale, dal livello 5 al 7 – “incidente molto grave” – il più alto previsto, usato solo una volta per il disastro di Chernobyl nel 1986 (che ha creato una “zona morta” di 15.000 miglia quadrate (3.884.982 ettari) in Ucraina). Sebbene i funzionari governativi si siano precipitati a sminuire il confronto con Chernobyl, un funzionario della TEPCO ha offerto questa inquietante diversificazione del rischio: “La nostra preoccupazione è che la quantità dei rilasci potrebbe alla fine raggiungere quella avvenuta a Chernobyl o superarla”.
In realtà, sul nostro pianeta intontito dai colpi non abbiamo mai visto qualcosa come quello che sta accadendo a Fukushima – non uno, ma quattro reattori nucleari adiacenti, tre dei quali sembrano aver subito uno scioglimento parziale e diverse vasche di contenimento per il carburante esaurito (che, in termini di radioattività è tutto meno che esaurito) in diverse condizioni di criticità.
Nel frattempo, dalle settimane necessarie a tenere la situazione sotto controllo si è passati ala paura di mesi, anni, decenni o forse servirà un intero secolo per la pulitura e il recupero. C’è l’ipotesi che una parte del nocciolo di almeno uno dei reattori sia già “fuoriuscita nella parte inferiore della sua struttura di contenimento” e ogni azione per portare il complesso sotto un qualche controllo sembra solo creare, o rischia di creare, altri problemi inaspettati (come l’acqua “leggermente radioattiva”).
Contemporaneamente, in mezzo alle scosse di assestamento dopo quella di 9.0 gradi Richter dell’11 marzo 2011 (e con la probabilità di altre scosse simili nei prossimi anni), il governo giapponese ha lentamente ampliato la “zona di evacuazione” di 20 chilometri (recentemente descritta dai visitatori come una misteriosa “zona della morte, come un episodio della Twilight Zone di Rod Serling incrociato con The Day After – una visione apocalittica della vita sulla terra nell’era nucleare”) attorno al complesso.
Solo questa settimana si è iniziato ad avvertire le donne incinte e i bambini di rimanere fuori da alcune aree fino a 30 km di distanza dall’impianto. Non deve sorprendere, considerando che in un piccolo numero di analisi effettuate sul suolo al di fuori dei 30 km – in un caso a 40 km da Fukushima – il Cesio 137 (il cui tempo di dimezzamento è di 30 anni) è stato riscontrato a livelli che hanno superato quelli che avevano costretto i residenti di Chernobyl ad andarsene. Molti dei centinaia di migliaia di giapponesi che vivevano in queste zone (e, se le cose peggiorano, anche al di là di esse), potrebbero non tornare mai più a casa.
Quello che è accaduto a Fukushima potrebbe essere uno spaventoso avvertimento che noi umani stiao oltrepassando il limite e che il nostro pianeta trova il modo di punirci per questa superbia? E, tenete a mente, i giapponesi in questo non sono affatto i soli. Dopo tutto negli USA almeno cinque reattori nucleari sono situati in “zone sismiche ad alto rischio” secondo un recente rapporto, che non comprende nemmeno il reattore di Indian Point, costruito su una faglia sismica a sole 30 miglia dal centro di New York, la mia città.
Forse, come suggerisce il solito TomDispatch di Michael Klare - autore di “Rising Powers, Shrinking Planet” - nell’articolo che segue, è ora di ricalibrare quando si tratta del modo con cui trattiamo il nostro pianeta Terra – prima che sia troppo tardi.
Tom
Nel suo libro del 2010, “Eaarth: Preparare una vita su un ostile Nuovo Pianeta”, l’attivista e studioso ambientale Bill McKibben descrive un pianeta così devastato dal riscaldamento globale che non è più riconoscibile come la Terra che un tempo abitavamo. Questo è un pianeta, predice, “di poli che si sciolgono e foreste morenti e un mare corrosivo e pesante, rastrellato dai venti, mitragliato dalle tempeste, bruciato dal calore”. Alterato dal mondo in cui la civiltà umana è nata e ha prosperato, ha bisogno di un nome nuovo – così gli ha aggiunto una “a”, “Eaarth”.
L’Eaarth che McKibben descrive è una vittima del consumo sfrenato delle risorse da parte del genere umano e delle sue emissioni incuranti di gas serra che alterano il clima. Vero, Eaarth causerà dolore e sofferenza agli umani, come il livello dei mari cresce e le coltivazioni deperiscono, ma come lui la ritrae, è essenzialmente una vittima della rapacità umana.
Con tutto il rispetto per la visione di McKibben, vorrei offrire un’altra prospettiva sulla sua (e nostra) Eaarth: come una potente protagonista nel suo diritto e come una vendicatrice, più che una semplice vittima.
Non basta pensare ad Eaarth come una vittima impotente dell’umana predazione. È anche un complesso sistema organico con molte difese potenti contro interventi esterni, difese che producono effetti devastanti quando si tratta di società umane. E tenete in mente: siamo solo all’inizio di questo processo.
Per comprendere la nostra situazione attuale, comunque, è necessario distinguere tra disturbi planetari ricorrenti e naturali e le risposte planetarie agli interventi umani. Entrambi necessitano di una rinfrescata, perciò iniziamo con cosa la Terra è stata capace di fare prima di rivolgerci alle risposte di Eaarth, la vendicatrice.
Sopravvalutare noi stessi
Il nostro pianeta è un complesso sistema naturale e, come tutti i sistemi, è in continua evoluzione. Mentre ciò accade – quando i continenti si separano, le catene montuose si alzano o si abbassano, i modelli climatici cambiano – si verificano terremoti, vulcani, tsunami, tifoni, siccità prolungate e altre perturbazioni natural, anche se in modo irregolare ed imprevedibile.
I nostri predecessori sul pianeta erano profondamente consapevoli di questa realtà. Dopo tutto le antiche civiltà venivano ripetutamente scosse, e in alcuni casi distrutte, da tali perturbazioni. Per esempio, è opinione diffusa che l’antica civiltà Minoica del Mediterraneo dell’est sia stata cancellata da un'enorme eruzione vulcanica sull’isola di Thera (chiamata anche Santorini) nella metà del secondo millennio prima di Cristo.
Evidenze archeologiche suggeriscono che molte altre civiltà siano state indebolite o distrutte da intensa attività vulcanica. In “Apocalypse: Earthquakes, Archaelogy and the Wrath of God” (“Apocalisse: terremoti, archeologia e la collera di Dio”) Amos Nur, geofisico dell’Università di Stanford e il suo co-autore Dawn Burgess suggeriscono che Troia, Micene, l’antica Gerico, Tenochtitlan e l’impero Ittita possano essere decaduti in questo modo.
Di fronte alle ricorrenti minacce di terremoti e vulcani, molte antiche religioni hanno personificato le forze della natura nella forma di dèi e dee e hanno elaborato rituali umani e offerte sacrificali per placare questi dei potenti. L’antico dio greco del mare, Poseidone (Nettuno per i Romani), altresì chiamato “lo scuotitore della terra”, si pensava causasse terremoti se provocato o arrabbiato.
In tempi più recenti, i pensatori hanno avuto la tendenza a farsi beffe di tali nozioni primitive e dei rituali connessi, suggerendo invece che scienza e tecnologia – i frutti della civiltà – offrono aiuto più che sufficiente per permetterci di trionfare sulle forze distruttive che governano la Terra. Questo cambiamento di coscienza è stato documentato in modo notevole da “A New Green History of The World” di Clive Ponting del 2007.
Citando pensatori influenti del mondo post-medievale, ci mostra come gli europei avevano acquisito la ferma convinzione che gli esseri umani dovrebbero e potrebbero governare la natura, non il contrario. Il matematico francese René Descartes, vissuto nel XVII secolo, per esempio, ha scritto di impiegare la scienza e le conoscenze umane per “poter rendere noi stessi i signori e padroni della natura”.
È possibile che questo sempre maggiore senso di controllo sulla natura sia stato rafforzato da un periodo durato poche centinaia di anni in cui ci potrebbe essere stato un numero minore di perturbazioni naturali a minacciare le civiltà.
In quei secoli le moderne Europa e Nord America, centri della Rivoluzione Industriale, non hanno sperimentato nulla di simile all'eruzione di Thera dell’era Minoica – o, per questo, qualsiasi cosa simile al doppio assalto del terremoto con magnitudo 9.0 e dello tsunami di 15 metri che hanno colpito il Giappone l’11 marzo.
Questa relativa immunità a tali pericoli fu il contesto nel quale si è sviluppata una civiltà molto complessa e tecnologicamente sofisticata che, per lungo tempo, ha dato per scontata la supremazia umana sulla natura su di un pianeta apparentemente quieto.
Ma questa è una valutazione accurata? Gli eventi recenti, dalle inondazioni che hanno sconvolto il 20 per cento del Pakistan e hanno messo sott’acqua le enormi pianure australiane agli incendi causati dalla siccità che hanno bruciato vaste aree della Russia, suggeriscono altrimenti. Negli ultimi anni il pianeta è stato colpito da un’ondata di forti eventi naturali, incluso il recente terremoto-tsunami del Giappone (con le sue numerose potenti repliche), il terremoto ad Haiti del gennaio 2010, il terremoto a febbraio 2010 in Cile, quello del febbraio scorso a Christchurch in Nuova Zelanda, nel marzo del 2011 in Myanmar e il devastante terremoto-tsunami del 2004 nell'Oceano Indiano che ha ucciso più di 230.000 persone in 14 paesi, a causa di una serie di terremoti, di tsunami e di eruzioni vulcaniche in Indonesia e in tutta la zona circostante.
Se non altro questi eventi ci ricordano che la Terra è un sistema naturale in continua evoluzione, che i pochi secoli appena trascorsi non sono necessariamente predittivi dei prossimi, e che ci siamo cullati, nell’ultimo secolo in particolare, in un senso di compiacimento riguardo al nostro pianeta a mala pena giustificata. La cosa più importante che questi ci suggeriscono che potremmo – e pongo l’accento sul potremmo - ritornare in un'epoca in cui la frequenza di questi avvenimenti sia in aumento.
In questo contesto la follia e l’arroganza con cui abbiamo trattato le forze della natura viene messa prepotentemente a fuoco. Prendiamo cosa è successo al complesso nucleare di Fukushima–Daiichi nel Giappone del nord, dove almeno quattro reattori nucleari e le loro attigue vasche di contenimento per il combustibile nucleare esaurito sono tuttora fuori controllo.
I progettisti e proprietari dell’impianto non hanno ovviamente causato il terremoto e lo tsunami che hanno creato l’attuale rischio. Ciò è stato il risultato dell’evoluzione naturale del pianeta, in questo caso dell’improvviso movimento di placche continentali.
Ma loro sono ampiamente responsabili per aver fallito nel prevedere la potenziale catastrofe, per aver costruito un reattore su un sito che ha subito frequenti tsunami nel passato e per aver ipotizzato che le piattaforme in calcestruzzo possano contrastare ciò che di peggio la natura avesse da offrire.
Molto è stato detto sui difetti di progettazione dell'impianto di Fukushima e del suo inadeguato sistema di sicurezza. Tutto questo è senz'altro fondamentale, ma la causa ultima del disastro non era un semplice difetto di progettazione. Era l’arroganza, la sovrastima del potere dell’ingegnosità umana e una sottostima del potere della natura.
Quali futuri disastri saranno attesi in nome di tale arroganza? Nessuno, a questo punto, può dirlo con certezza, ma l'impianto di Fukushima non è il solo reattore costruito in zone sismiche attive o a rischio potenziale di altri eventi naturali. E non fermiamoci agli impianti nucleari.
Consideriamo, per esempio, tutte quelle piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico a rischio di uragani sempre più violenti o, nel caso di cicloni, sempre più potenti e frequenti; le piattaforme che il Brasile sta progettando di costruire in mare aperto a 290 km dalle sue coste nell’oceano Atlantico. E con i recenti eventi in Giappone, chi può sapere quale danno potrebbe infliggere un forte terremoto in California? Dopo tutto, anche la California ha siti nucleari sinistramente vicini alle faglie sismiche.
Sottovalutare Eaarth
L'arroganza è, comunque, solo uno dei modi con cui scateniamo le ire del pianeta. Di gran lunga più pericoloso e provocatorio è l'avvelenamento dell’atmosfera con i residui del consumo delle risorse, specialmente i combustibili fossili. Secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, le emissioni totali di carbonio, derivati da tutte le forme di uso dell'energia, sono arrivati a 21,2 miliardi di tonnellate dal 1990 e si prevede di raggiungere i 42,4 miliardi di tonnellate nel 2035, un incremento del 100% in meno di mezzo secolo.
Più biossido di carbonio e gas serra scarichiamo nell'atmosfera, più alteriamo il naturale sistema climatico del pianeta e danneggiamo le altre entità vitali, tra cui gli oceani, le foreste e i ghiacciai. Tutti questi sono componenti della struttura del pianeta e, se danneggiati in questo modo, innescano meccanismi di difesa: l'aumento delle temperature, il cambiamento nei modelli delle precipitazioni e un aumento del livello dei mari, tra gli altri.
Il concetto di Terra come un sistema naturale complesso con molteplici azioni e reazioni fu proposto per la prima volta da uno studioso dell’ambiente, James Lovelock, nel 1960 e proposto nel 1979 nel suo libro, “Gaia: A New Look at Life on Earth” (“Gaia: un nuovo sguardo alla vita sulla Terra”) (Lovelock rubò il nome dell’antica dea greca Gaia, personificazione della Madre Terra, per la sua versione del nostro pianeta).
In questo e in altri lavori, Lovelock e i suoi collaboratori sostengono che tutti gli organismi biologici e il loro ambiente inorganico sul pianeta sono strettamente integrati nel formare un complesso sistema che si autoregola, mantenendo le condizioni necessarie per la vita, un concetto che chiamarono “Ipotesi Gaia”.
Quando una parte qualsiasi di questo sistema è danneggiata o alterata, le altre rispondono cercando di riparare o compensare il danno, in modo da ripristinare l’equilibrio essenziale.
Pensiamo al nostro corpo quando viene attaccato da microorganismi virulenti: la temperatura sale, produciamo più globuli bianchi e altri fluidi, dormiamo molto e mettiamo in campo altri meccanismi di difesa. Se si ha successo, le nostre difese prima neutralizzano ed eventualmente sterminano i germi invasori. Questo non è un processo cosciente, ma un processo naturale salvavita.
Eaarth ora risponde alle depredazioni dell’uomo in modo simile: riscaldando l’atmosfera, prendendo anidride carbonica dall’aria e depositandola negli oceani, aumentando le piogge in certe aree e diminuendole in altre, compensando in qualche maniera il massiccio rilascio di emissioni nocive nell’atmosfera.
Ma quello che Eaarth fa per proteggere sé stessa dall'intervento umano, è improbabile che sia benefico per le società umane. Quando il pianeta si riscalda e i ghiacci si sciolgono, il livello dei mari aumenta, distruggendo così città e inondando aree costiere e zone coltivate. La siccità diventerà endemica in molte aree agricole un tempo produttive, riducendo le scorte di cibo per centinaia di milioni di persone.
Molte specie-chiave di piante ed animali fondamentali per la sopravvivenza umana, tra cui varie specie di alberi, di colture alimentari e di pesci, si dimostreranno incapaci di adeguarsi a tali cambiamenti climatici e cesseranno di esistere. Gli uomini potranno – e sottolineo potranno – avere maggior successo nell'adattarsi alla crisi del riscaldamento globale rispetto a tali specie, ma in tale processo moltissimi rischiano di morire di fame, di malattia e in guerra.
McKibben ha ragione: non viviamo più sull’ accogliente pianeta una volta conosciuto come Terra. Abitiamo un posto nuovo, già cambiato radicalmente dall’intervento umano. Ma non stiamo operando su un’entità passiva, impotente e incapace di difendersi dalla trasgressione umana. Triste a dirsi, impareremo con costernazione quale sia l’immenso potere di Eaarth, la vendicatrice.
Michael T. Klare è docente di Studi sulla Pace e Sicurezza Mondiale all’Hampshire College, scrive su TomDispatch e autore del più recente “Rising Powers, Shrinking Planet”. Una versione film-documentario del suo libro precedente, “Blood and Oil” è acquistabile presso la Media Education Foundation.
Tom Engelhardt, co-fondatore dell’American Empire Project, dirige TomDispatch.com. È autore di “The end of Victory Culture”, storia della Guerra Fredda e di un romanzo “The Last Days of Publishing”. Ha anche scritto “The World according to TomDispatch: America in the New Age of Empire” (Verso, 2008), una storia alternativa dei folli anni dei Bush. Il suo ultimo libro è “The American Way of War: How Bush’s Wars became Obama’s” (Haymarket Books).
Fonte: www.tomdispatch.com
Link: http://www.tomdispatch.com/post/175379/tomgram%3A_michael_klare%2C_avenging_planet/#more
lunedì 16 maggio 2011
Area 51, UFO e vita aliena, cade la censura e arriva la notizia bomba del secolo
Tutto quello che ci hanno sempre nascosto sarà svelato prossimamente dalla troupe televisiva di Peter Yost che ha avuto accesso alla base segreta americana e promette si svelarci cose incredibili. Ufo? Alieni? Entro la primavera la risposta.
Volete una notizia bomba da far accapponare la pelle? Bene, sedetevi e tenetevi forte:
per la prima volta nella storia, un'equipe televisiva è riuscita ad avere tutte le autorizzazioni necessarie per accedere all'interno di tutti gli uffici, laboratori e dipartimenti ubicati all'interno della base aerea Nellis (Nellis Air Force Base) meglio nota come Area 51. Si tratta di una vasta zona militare super-segreta controllata dalle forze armate statunitensi, che si estende per circa 26 mila km2 all'interno del territorio desertico di Groom Lake, detto anche Dreamland (la terra del sogno), nel sud dello Stato del Nevada. La base ha livelli di sicurezza da film di fantascienza, con sensori di movimento, telecamere, controlli satellitari, uomini armati, missili superficie-aria, disseminati un po ovunque lungo il suo perimetro, per impedire l'accesso del personale estraneo e il sorvolo dello spazio aereo da parte di aeromobili non autorizzati. Proprio per questi standard così rigidi, la base aerea Nellis non compare sulle cartine geografiche. Ma cosa accade all'interno dell'area 51 da richiedere una così grande discrezione, inducendo, in passato, il governo americano a sconfessarne addirittura l'esistenza?
Ufficiosamente, il sito è adibito alla progettazione, sviluppo e sperimentazione di nuove apparecchiature, per lo più velivoli tecnologicamente avanzati, come aerei spia e moduli lunari. Qui è stato concepito, ad esempio, il famigerato bombardiere supersonico Stealth-B2, l'aeroplano realizzato con materiali compositi a base polimerica unitamente a rivestimenti superficiali radar-assorbenti, che lo rendono impercettibile o difficilmente individuabile da molti strumenti di localizzazione, inclusa la vista.
La notizia ancora più riservata, da sempre sulla bocca dei curiosi, è che la base venga impiegata per concepire velivoli non convenzionali, funzionanti con generatori ad antimateria asportati da alcune navicelle extraterrestri catturate in seguito a crash, che permetterebbero di attraversare le barriere spazio-temporali a velocità uguali o superiori a quelle della luce! Robert Scott Lazar, un fisico americano che ebbe modo di lavorare all'interno del sito, affermò di aver visto all'interno dei dischi volanti con caratteristiche sorprendenti: cabine di pilotaggio molto piccole che avrebbero potuto ospitare a malapena un bambino e in nessun caso un uomo adulto, velivoli costruiti con materiali sconosciuti sulla Terra e privi di punti di saldatura, come se l'intero chassis fosse stato fuso all'interno di uno stampo. A ciò si aggiungono le testimonianze di alcuni ex dipendenti, che affermerebbero di aver lavorato a contatto con esseri alieni per lo sviluppo di queste nuove tecnologie e i numerosi avvistamenti giornalieri che i turisti e le equipe televisive di tutto il mondo, hanno immortalato in questi anni con le loro videoriprese e foto.
La troupe televisiva che ha avuto accesso all'area 51, filmando i meandri più nascosti della base come mai nessuno aveva fatto prima, è quella del produttore Peter Yost, collaboratore da sempre delle più grandi redazioni televisive del mondo, tra cui NBC News, Discovery-Times e molti altre. L'uomo ha realizzato per la National Geographic Television un documentario - “Area 51 declassified”- destinato a diventare il numero uno nel panorama mondiale degli speciali d'inchiesta, nel quale vengono mostrati documenti declassificati, filmati, fotografie, interviste a ex dipendenti e tante altre cose sottratte per una vita ai nostri occhi e che lo stesso Yost assicura di rilevanza notevole. Infatti, durante la conferenza stampa, tenutasi nel corso della TCA (Television Critics Association) a Los Angeles, l'uomo ha dichiarato: «il programma televisivo pubblicherà foto e filmati esclusivi all'interno della struttura militare, con interviste a ex dipendenti della stessa Area. Alcune delle cose che ci sono state nascoste sono abbastanza notevoli» - ed ha po aggiunto - «Ormai è fatta! Siamo in possesso di migliaia di documenti e filmati unici. E' tutto vero, è tangibile e verificabile. Ed abbiamo alcune sorprese! E' davvero eccezionale essere riusciti ad ottenere dalla base militare ultra-segreta l'accesso a dei documenti militari declassificati».
Non resta allora che aspettare per vedere questo capolavoro sui nostri teleschermi e finalmente conoscere la verità su UFO e alieni.
Volete una notizia bomba da far accapponare la pelle? Bene, sedetevi e tenetevi forte:
per la prima volta nella storia, un'equipe televisiva è riuscita ad avere tutte le autorizzazioni necessarie per accedere all'interno di tutti gli uffici, laboratori e dipartimenti ubicati all'interno della base aerea Nellis (Nellis Air Force Base) meglio nota come Area 51. Si tratta di una vasta zona militare super-segreta controllata dalle forze armate statunitensi, che si estende per circa 26 mila km2 all'interno del territorio desertico di Groom Lake, detto anche Dreamland (la terra del sogno), nel sud dello Stato del Nevada. La base ha livelli di sicurezza da film di fantascienza, con sensori di movimento, telecamere, controlli satellitari, uomini armati, missili superficie-aria, disseminati un po ovunque lungo il suo perimetro, per impedire l'accesso del personale estraneo e il sorvolo dello spazio aereo da parte di aeromobili non autorizzati. Proprio per questi standard così rigidi, la base aerea Nellis non compare sulle cartine geografiche. Ma cosa accade all'interno dell'area 51 da richiedere una così grande discrezione, inducendo, in passato, il governo americano a sconfessarne addirittura l'esistenza?
Ufficiosamente, il sito è adibito alla progettazione, sviluppo e sperimentazione di nuove apparecchiature, per lo più velivoli tecnologicamente avanzati, come aerei spia e moduli lunari. Qui è stato concepito, ad esempio, il famigerato bombardiere supersonico Stealth-B2, l'aeroplano realizzato con materiali compositi a base polimerica unitamente a rivestimenti superficiali radar-assorbenti, che lo rendono impercettibile o difficilmente individuabile da molti strumenti di localizzazione, inclusa la vista.
La notizia ancora più riservata, da sempre sulla bocca dei curiosi, è che la base venga impiegata per concepire velivoli non convenzionali, funzionanti con generatori ad antimateria asportati da alcune navicelle extraterrestri catturate in seguito a crash, che permetterebbero di attraversare le barriere spazio-temporali a velocità uguali o superiori a quelle della luce! Robert Scott Lazar, un fisico americano che ebbe modo di lavorare all'interno del sito, affermò di aver visto all'interno dei dischi volanti con caratteristiche sorprendenti: cabine di pilotaggio molto piccole che avrebbero potuto ospitare a malapena un bambino e in nessun caso un uomo adulto, velivoli costruiti con materiali sconosciuti sulla Terra e privi di punti di saldatura, come se l'intero chassis fosse stato fuso all'interno di uno stampo. A ciò si aggiungono le testimonianze di alcuni ex dipendenti, che affermerebbero di aver lavorato a contatto con esseri alieni per lo sviluppo di queste nuove tecnologie e i numerosi avvistamenti giornalieri che i turisti e le equipe televisive di tutto il mondo, hanno immortalato in questi anni con le loro videoriprese e foto.
La troupe televisiva che ha avuto accesso all'area 51, filmando i meandri più nascosti della base come mai nessuno aveva fatto prima, è quella del produttore Peter Yost, collaboratore da sempre delle più grandi redazioni televisive del mondo, tra cui NBC News, Discovery-Times e molti altre. L'uomo ha realizzato per la National Geographic Television un documentario - “Area 51 declassified”- destinato a diventare il numero uno nel panorama mondiale degli speciali d'inchiesta, nel quale vengono mostrati documenti declassificati, filmati, fotografie, interviste a ex dipendenti e tante altre cose sottratte per una vita ai nostri occhi e che lo stesso Yost assicura di rilevanza notevole. Infatti, durante la conferenza stampa, tenutasi nel corso della TCA (Television Critics Association) a Los Angeles, l'uomo ha dichiarato: «il programma televisivo pubblicherà foto e filmati esclusivi all'interno della struttura militare, con interviste a ex dipendenti della stessa Area. Alcune delle cose che ci sono state nascoste sono abbastanza notevoli» - ed ha po aggiunto - «Ormai è fatta! Siamo in possesso di migliaia di documenti e filmati unici. E' tutto vero, è tangibile e verificabile. Ed abbiamo alcune sorprese! E' davvero eccezionale essere riusciti ad ottenere dalla base militare ultra-segreta l'accesso a dei documenti militari declassificati».
Non resta allora che aspettare per vedere questo capolavoro sui nostri teleschermi e finalmente conoscere la verità su UFO e alieni.
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